«Mani sul manubrio e casco in testa»
Campagnola: il padre di Lyam, davanti al feretro del figlioletto, trova la forza per dare consigli agli amici in lacrime
«Mi raccomando, mani sul manubrio e casco in testa». Così Andreas Castillo, padre di Lyam, ha salutato un amichetto del figlio, che ieri insieme alla madre era andato a far visita al feretro dell’11enne allestita nelle camere ardenti dell’ospedale San Sebastiano di Correggio. I genitori di Lyam cercano di dare un senso alla morte del loro figlio. E lo fanno dando un consiglio importante: «Bambini, ragazzi, quando andate in bici mettete il casco, perché non accada mai più quello che è successo a noi».
La madre di Lyam, è stata contattata dall’ex campionessa di ciclismo Gabriella Pregnolato che ha lanciato una campagna per l’uso del casco anche a chi va in bicicletta. «In questo momento sono confusa. Penso solo a mio figlio che non c’è più – ha detto mamma Catia – è un dolore immenso. Ho detto a Gabriella di fare ciò che crede più opportuno. Poi magari, più avanti, cercherò di concentrarmi meglio sulla sua idea di prevenzione».
Ieri, fin dalle prime ore del mattino, quando le onoranze funebri Bonini hanno trasportato la bara di Lyam dall’obitorio dell’ospedale Maggiore di Parma alle camere mortuarie di Correggio, è stato un continuo via vai di gente. Al pomeriggio, per rendere omaggio a Lyam e abbracciare i genitori, è andata la squadra della Correggese con tutto lo staff dirigenziale.
La gara di solidarietà, iniziata domenica quando si è sparsa la notizia della morte del piccolo campione, proseguita anche in questi giorni, ha commosso il papà dell’11enne il quale, rivolto al figlio, ha detto: «Ma che cavolo hai combinato da lassù, Lyam, per muovere tutta questa gente?». Non è solo la comunità di Campagnola, infatti, a stringersi al dolore della famiglia: tantissimi sono stati i genitori arrivati da Carpi (Modena), Fabbrico, Rio Saliceto e Correggio. La porta automatica della camera mortuaria si apre e si chiude in continuazione.
Entrando, ai lati ci sono due tavolini: uno con i “ricordini” di Lyam, ritratto con la maglia della nazionale colombiana in tenuta gialloblù con un palla gialla sottobraccio. Qui c’erano anche i moduli per la donazione al reparto Pediatria del “Ramazzini” di Carpi. Dall’altro lato, un tavolino con il libro che raccoglie le firme e i messaggi di tutte le persone che hanno voluto dare un ultimo abbraccio al piccolo Lyam.
Ma la cosa più straziante è vedere quella piccola bara bianca con sopra le maglie da che Lyam ha indossato da piccolo e che ha vestito recentemente con la Correggese e col Carpi, oltre a quella del capitano del Carpi Filippo Porcari, autografate dai suoi compagni di squadra di ieri e di oggi. Ai lati della bara due palloni da calcio, a loro volta pieni di firme. Non c’è mamma né papà, né nonno o nonna che, entrando, non scoppi in lacrime. Senza contare lo strazio di ragazzi e ragazze.
Al di là delle preghiere, delle parole di conforto che si possono dire a papà Andreas e mamma Catia, distrutti dal dolore, a ogni genitore che varca la soglia della camera ardente viene un colpo al cuore: nessuno vorrebbe mai trovarsi in una simile situazione. Ognuno pensa ai figli che hanno a casa e cosa potrebbe succedere se dovesse capitare loro un fatto simile.
Oggi alle 10, partendo dall’abitazione di via Levi per la chiesa di Campagnola. saranno in tanti a dare l’ultimo abbraccio al piccolo eroe-campione: eroe per aver salvato altre vite, grazie al generoso gesto dei familiari di donare i suoi organi e campione per come ha saputo conquistare, con la sua simpatia, l’affetto di tante persone.
Mauro Pinotti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
