Tagli agli enti locali: ecco la prima grana della Provincia
Ieri l’assemblea dei sindaci ha fatto i conti con la manovra Manghi: «Ci sono soldi solo per stipendi e poco altro»
REGGIO EMILIA. Sicurezza stradale e scuole ed edilizia scolastica. Sono i due temi che ieri l'assemblea dei sindaci, su proposta del presidente della Provincia Giammaria Manghi, ha individuato come priorità per i prossimi mesi. Le altre materie su cui la nuova Provincia dovrebbe operare potrebbero essere quelle di cui si occupava in precedenza: trasporti, pianificazione territoriale, ambiente. Ma il condizionale è d’obbligo, con il neopresidente Manghi che ieri ha sottolineato «come di fronte ai previsti tagli si è ridotta ulteriormente la capacità di spesa della Provincia: ci sono solo i soldi per la gestione ordinaria e non per investimenti».
Cifre sufficienti per gli stipendi del personale, utenze e poco altro. Una situazione che ha fatto sparire la ricapitalizzazione da parte della Provincia dell'Ente Fiere di Reggio, che invece era stata indicata come una delle priorità dall’ex presidente Sonia Masini. Un cambio di strategia dovuto a valutazioni diverse sul futuro del polo fieristico e ai nuovi tagli di circa 1,8 miliardi che si teme si abbattano sugli enti locali. Proprio le incertezze legate ai tagli previsti nella finanziaria 2015 – su cui è avviato un confronto con il Governo, ma i sindaci non si attendono grandi risultati – è stato l’argomento di fitti conciliaboli ieri a Palazzo Allende, con i sindaci già impegnati a fare i conti e capire come far fronte a un nuovo calo delle rimesse in arrivo dallo Stato. Ogni sindaco raccontava la sua oggettiva difficoltà a far quadrare i conti del 2015. Il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, assieme all’assessore al Bilancio, Francesco Notari, ha già fatto le prime proiezioni, stimando «una diminuzione di risorse che va dai 5 agli 8 milioni di euro sulla spesa corrente: mentre il Governo vara il bonus bebè, finirà noi dovremo chiudere gli asili nido».
«Cinque milioni di tagli sono sicuri – conferma l'assessore al Bilancio Notari – per l'eliminazione dei 625 milioni di euro di una tantum prevista per il 2014, a cui si aggiunge un taglio di altri 1,2 milioni. E stiamo parlando di spesa corrente, che lo scorso anno sul nostro bilancio ha pesato per circa 160 milioni. Ma il problema è che sono voci incomprimibili come stipendi, che da soli arrivano a 50 milioni, interessi, mutui, utenze, contratti di affitto che valgono 13 milioni. Quindi temo che si vada verso un taglio di almeno 8 milioni di euro».
Un problema che non riguarda solo Reggio, o città come Modena e Parma, dove i tagli potrebbero arrivare a 12 e a 15 milioni. Anche i piccoli Comuni sono preoccupati. Come quelli del crinale appenninico, che solo per non aver applicato la Tasi e l'addizionale Irpef si sono visti tagliare risorse.
«A noi hanno tolto 17mila euro – dice il sindaco di Ramiseto, Martino Dolci – e bloccato i pochi risparmi. All'apertura delle scuole per riparare qualche rubinetto ho dovuto utilizzare i soldi destinati alle spese di viaggio». Pur senza arrivare a questi estremi, anche per i sindaci di Comuni di media grandezza, come Marcello Moretti di Sant'Ilario o Alessio Mammi di Scandiano, «la situazione è drammatica: non ci resterà che tagliare stipendi, utenze o i servizi».
Roberto Fontanili
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