Gazzetta di Reggio

Reggio

I DATI DELLA CGIL

Crisi, nessuna ripresa produttiva all’orizzonte

A settembre rimane stabile il numero dei lavoratori interessati agli ammortizzatori

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REGGIO EMILIA. A una consistente diminuzione del ricorso alla cassa integrazione ordinaria corrisponde il contestuale ricorso per centinaia di lavoratori alla cassa integrazione straordinaria. Questo il dato che emerge dai dati sull’occupazione nel mese di settembre rilevati dalla Cgil. In provincia di Reggio. Infatti, il numero delle lavoratrici e dei lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali resta al di sopra delle 10.000/12.000 unità da quasi tre anni. E anche nel mese di settembre il numero complessivo dei lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali rimane stabile rispetto ai mesi di luglio/agosto 2014. In consistente diminuzione la cassa integrazione ordinaria (-961 lavoratori), resta sostanzialmente stabile la cassa integrazione straordinaria (-57 lavoratori), aumentano in modo rilevante i contratti di solidarietà con più 1.039 lavoratori.

I lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali sono 11.501, con una diminuzione di 1.921 lavoratori rispetto al mese di dicembre 2013. A fine settembre 2014, dall'inizio della crisi (2008), sono 279 le aziende che hanno attivato procedure di mobilità per 4.785 lavoratori licenziati (+ 854 rispetto al dicembre 2013). Sempre a settembre 2014 sono 43 le imprese con ricorso alla cassa integrazione straordinaria che interessano 3.129 dipendenti: quasi tutte le aziende sono in procedura concorsuale o hanno cessato l'attività. Se non interverranno nel frattempo soluzioni alternative alla chiusura, questi addetti rischiano la collocazione in mobilità al termine dell'utilizzo dell'ammortizzatore.

«In provincia di Reggio - questa la lettura della Cgil - la crisi continua senza situazioni di rilievo che ci consentano di prevedere una consistente ripresa produttiva in tempi brevi. Le scelte che il Governo Renzi si appresta a fare in materia di lavoro, dal Job’s Act a quanto previsto sulla legge di Stabilità 2015, oltre ad eliminare numerosi diritti e ad abrogare diversi ammortizzatori sociali, disegnano un futuro nel quale le lavoratrici e i lavoratori saranno talmente precari e facilmente licenziabili da consentire alle aziende di non dover ricorrere agli ammortizzatori perché il problema non esiterà più».

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