Fipe Confcommercio «Per sagre e fiere solo prodotti Dop»
REGGIO EMILIA. Considerare sagra solo quelle manifestazioni che mettono in mostra prodotti Igp e Dop. E poi limitare nel tempo questi eventi, da maggio a settembre, con un periodo massimo di due...
REGGIO EMILIA. Considerare sagra solo quelle manifestazioni che mettono in mostra prodotti Igp e Dop. E poi limitare nel tempo questi eventi, da maggio a settembre, con un periodo massimo di due giorni per ciascuna iniziativa. E ancora: obbligo di evidenza pubblica per gli organizzatori.
Dopo le polemiche dei giorni scofrsi, sono alcuni dei temi inclusi in una proposta di regolamento di sagre, mercatini e fiere che Confcommercio sta presentando ai Comuni. Proprio ai Comuni, infatti, sulla base della legge regionale, spetta la regolamentazione del settore. «Il calendario annuale delle sagre presso ogni Comune è una delle importanti modifiche alla normativa su sagre e abusivismo nella ristorazione, che vede impegnata in un confronto con le istituzioni la federazione Confcommercio dei Pubblici Esercizi (Fipe) con l'obiettivo di garantire il rispetto della legalità e impedire fenomeni di concorrenza sleale - afferma Alessandro Grande, direttore provinciale Confcommercio – Per liberare il settore dall’abusivismo e dalla concorrenza sleale e per contribuire a definire, insieme agli enti locali, una programmazione coerente con le tipicità del territorio, abbiamo definito un “Regolamento” per sagre e feste, che proporremo ai Comuni, per impostare a livello territoriale i criteri per lo svolgimento di queste manifestazioni». Il documento è stato già presentato a diverse amministrazioni della provincia, ma deve ancora approdare sul tavolo del Comune di Reggio Emilia.
Da Confcommercio hanno denunciato a più riprese l’espansione di quello che definiscono «un mercato parallelo della ristorazione che ha raggiunto dimensioni non più sostenibili». In base alle stime Fipe, in tutta Italia si contano oggi circa 42mila sagre (di cui 1.150 in Emilia-Romagna) per oltre 300mila giornate complessive, e 10mila ristoranti agrituristici. «Numeri all’interno dei quali si annida un mercato abusivo con un fatturato di 5,2 miliardi e mancato gettito per 700 milioni. Soltanto in Emilia questo mercato vale 400 milioni di euro, con una perdita di gettito per 54 milioni di euro». (e.spa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
