Pd, subito quindicimila euro da chi verrà eletto
I candidati firmano un documento nel quale si impegnano a versare la cifra entro sei mesi dall’eventuale elezione
REGGIO EMILIA. Quindicimila euro da ogni candidato che approda in viale Aldo Moro. Da saldare entro sei mesi dall’elezione. In tempi di magra, il Pd batte cassa già durante la campagna elettorale, chiedendo ai suoi candidati di firmare un documento nel quale – se eletti – si impegnano subito a versare 15mila euro al partito, in sostituzione del contributo già richiesto mensilmente agli amministratori democratici. Un provvedimento dal quale non sono esenti i sei reggiani, alle prese in questi giorni con le raccolte fondi per finanziare le proprie campagne, dal momento che ai singoli candidati non arriverà dal Pd nessun sostegno economico.
Nel capitolo “uscite”, infatti, il Pd regionale metterà in conto solo quelle per il candidato presidente, rimborsando le federazioni provinciali per il materiale distribuito in proporzione a quanto speso. «Sono sempre stato abituato a pagare di persona – afferma l’ex sindaco di Casalgrande, Andrea Rossi – sia durante le campagne elettorali che una volta eletto. Prima il contributo al partito veniva versato ogni mese. Ora ci chiedono di farlo in sei mesi. Non cambia niente. Sono tranquillo». Cene di autofinanziamento. Qualche investimento sui gadget. E tanto volantinaggio. Secondo Rossi, al termine della sua corsa spenderà una cifra vicina ai ventimila euro. «La metà del tetto previsto per legge», precisa, che è pari a 38.802,85 euro più 0,0061 euro per ogni residente nella circoscrizione.
«Un approccio sobrio, senza essere pauperista». Così la consigliera uscente, Roberta Mori, definisce la propria campagna elettorale. «Non ho fatto neanche l’aperitivo di apertura. Ma sono d’accordo sul contributo per il partito». Anche in questo caso è il volantinaggio a farla da padrona. «Tanto volontariato e nessun evento promozionale. Cosa aspettarsi da chi ha rinunciato al vitalizio, pur senza contributi versati, e gira in Panda a metano?». Per il momento, la Mori ha speso circa duemila euro.
Cinquemila euro, invece, è la somma massima che ha intenzione di spendere Silvia Prodi, non iscritta al Pd, che sul documento firmato dai candidati ammette che «non c’è stata alcuna negoziazione»: «Ci è stato detto che è semplicemente il contributo da versare, visto che il partito mette a disposizione le strutture – spiega – Quanto ho intenzione di spendere? Superare cinquemila euro, e arrivare anche solo a 10mila euro, sarebbe immorale». Per il momento, Prodi ha speso 450 euro. Con gli ordini del materiale, tuttavia, non supera i tremila.
«I 15 mila euro al partito? Mi riconosco nel Pd e rispetto le regole – dice Ottavia Soncini – è una questione di coerenza». Per il momento, Soncini fa sapere di aver speso qualche centinaio di euro, per cartoline e due vele. «Ci sono tante persone che mi aiutano volontariamente permettendomi di supplire le spese eccessive».
Piuttosto indietro con la campagna, invece, sembra Ivan Malavasi, se è vero – come sostiene – di non aver speso ancora nulla»: «Vedremo quanti cittadini ci aiuteranno. La mia non sarà una campagna roboante. Più che i miei manifesti ci sarò io di persona. Oltre quale cifra non sarei disposto ad andare? Penso che tra aperitivi e iniziative varie il massimo debba essere attorno a 20mila euro. Comunque pubblicheremo tutto alla fine».
Diverso il discorso per Fabrizio Benati: «La spesa che io sosterrò sarà di poche migliaia di euro. Non supereranno le dita di una mano. Mi aiuteranno gli amici del circolo di Cavriago con le cene elettorali». Volantini, qualche poster, uno striscione. «Non credo che spendere di più sia immorale: chi ha la possibilità non vedo perché non debba farlo. Piuttosto penso che troppo sfarzo sia controproducente».
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