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Rubano tutto e buttano un'auto nel burrone

Rubano tutto e buttano un'auto nel burrone

Una banda di ladri ha letteralmente svuotato una casa dopo aver divelto gli infissi. Rubate anche due auto, una delle quali è stata lanciata lungo un burrone

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VEZZANO Una casa sventrata e svuotata di ogni bene, comprese le auto, di cui una gettata in un burrone. È un furto dal bilancio pesantissimo e che genera enorme rabbia in chi l’ha patito, quello avvenuto nella mattinata del 27 ottobre a Vezzano nell’abitazione di Gianfranco Polchi, un edificio situato in via Moro 25.
Polchi è un consulente ceramico che dal 1985 viaggia in tutto il mondo per lavoro e che in questo momento si trova in Malaysia, ed ha costruito la casa con i risparmi di una vita.

Nella nottata fra il 26 e il 27 ottobre una squadra di ladri, numerosa e ben organizzata, ha letteralmente tolto gli infissi della casa per entrare nelle stanze e portare via ogni oggetto prezioso trovato. Gioielli, fra cui alcuni regali di famiglia, denaro contante, fra cui una discreta somma in dollari, e due auto Bmw: una 330 e una 530, vecchi modelli.

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I dollari erano stati acquistati da poco da Bruce Jean Marc Polchi, figlio di Gianfranco, istruttore di elicotteri, che a metà novembre dovrà rientrare in Kurdistan, oggi una delle zone più pericolose del pianeta per via del conflitto scatenato dall’Is, dove lavora come pilota e insegnante di volo per elicotteri. L’amarezza per il furto è stata ulteriormente inasprita dallo scoprire la fine di una delle due automobili, spinta in un burrone dopo averla messa in folle. In questo modo la Bmw è irrecuperabile, e neppure utilizzabile per ricavarne dei ricambi, in particolare il sistema dell’airbag, piuttosto ricercato sul mercato dell’usato.


«Sono due auto usate di seconda mano prese al posto di utilitarie, dal costo inferiore, ma dall’apparenza di macchine da signori. Non hanno rubato a dei signori ma a degli onesti lavoratori che, non avendo risorse in Italia, sono andati in giro per il mondo portando in alto l’orgoglio di lavoratori onesti», spiega amaramente Polchi, che si trova in Malaysia, dove è stato avvertito di quanto accaduto.

 

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L’uomo è comprensibilmente ferito per il furto subìto, che lo priva di decenni di ricordi e di beni messi insieme viaggiando fra i continenti. «La voglia di impegnarmi e lavorare onestamente è scomparsa – ammette –. Forse devo rientrare e fare la mia guerra personale contro questi malviventi che distruggono, tolgono la sicurezza, devastano e ci umiliano. Non so di quale nazione siano, non hanno scrupoli. Non voglio essere razzista, noi siamo cittadini del mondo» Polchi fatica a nascondere la frustrazione: «Noi continueremo, ci rialzeremo, troveremo la forza per cancellare questo episodio, ma sarà molto difficile. Non si può andare avanti così: verbali, accertamenti e poi nulla. Chi ci protegge? Dobbiamo sempre sentirci impotenti».
 

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