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battaglia legale

Severi: Confapi non ci fermerà

Unindustria deve 3,5 milioni alla sigla: «Avanti per la nostra strada»

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REGGIO EMILIA. «Una rivendicazione economica non può cambiare un destino segnato». Il presidente di Unindustria, Mauro Severi, affida a una nota la replica alle accuse mosse dai vertici nazionali e regionali di Confapi, associazione della piccola e media industria che ha riaperto i battenti a Reggio dopo la fuoriuscita di circa 300 iscritti, che hanno dato vita alla fusione con gli industriali.

Severi e gli oltre 1.200 iscritti di Unindustria sono chiamati a versare 3,5 milioni di euro (più interessi e spese legali per altri 200mila euro circa) proprio a Confapi, uscita vincitrice dal primo round della battaglia legale che ha iniziato quest’anno per rivendicare la proprietà di alcuni immobili a Reggio. Un patrimonio ingente, confluito in Unindustria insieme agli ex iscritti di Confapi. La cifra messa in calce alla sentenza del collegio arbitrale fa tremare i polsi anche ai big dell’associazione degli industriali. Una somma difficile da mettere insieme e che in pochi avrebbero scommesso di dover versare. Per questo Severi ha presentato una richiesta di sospensiva al tribunale ordinario. Le strade sono due: il giudice dà torto a Confapi e si ferma tutto oppure dà ragione a Confapi che, presumibilmente, cercherà un accordo con gli industriali per evitare un inasprimento dei rapporti. «La semplificazione e l'efficientamento della rappresentanza degli interessi organizzati rappresenta un obiettivo imprescindibile» scrive Severi usando un giro di parole. «La nascita di Unindustria Reggio Emilia non è solo il prodotto della libera e incondizionata volontà espressa dagli imprenditori reggiani, ma anche la testimonianza di un rinnovamento vissuto e interpretato in prima persona. La via giudiziaria non può essere il percorso per fermare aggregazioni e semplificazioni imposte dalla storia e rese ancor più necessarie dalle difficili condizioni nelle quali versa la società italiana. La meraviglia manifatturiera costituita dai nostri distretti produttivi, dalla proficua interazione tra imprese di dimensioni diverse, dal successo dell’export reggiano non hanno nulla a che vedere con le pretese di chi, trincerandosi dietro a un passato che si rifiuta di passare, pensa che una rivendicazione economica possa cambiare un destino segnato». Unindustria «continua per la propria strada» nella consapevolezza «che anche le eventuali pretese - verso le quali sono e saranno esercitate tutte le opposizioni praticabili - non potranno mai negare il diritto di impegnarsi in favore delle imprese, del lavoro e della comunità reggiana». (e.l.t.)

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