L’escursionismo “lento” con Mangiatrekking
Un modo per socializzare e conoscersi. Le varie iniziative al rifugio “Città di Sarzana”
RAMISETO. Le potenzialità del trekking come veicolo di socializzazione sono molto ampie, e spesso sottovalutate. A sottolineare questo aspetto interviene l’associazione spezzina Mangiatrekking, che svolge usualmente attività ed iniziative anche sul versante reggiano.
«Sovente – spiega l’associazione – accade che nelle città, le persone che abitano nello stesso condominio non si conoscano o si conoscano poco. Così l’associazione Mangia Trekking, attraverso l’attività di alcuni suoi membri, desidera raccontare come l’alpinismo lento in montagna, incontri un contesto molto diverso. Dove la necessità di “aiuto reciproco”, e i momenti di difficoltà vengono vissuti con uno spirito “sensibile”. Infatti sembrerebbe che il vivere la montagna, o camminare sui sentieri praticando l’alpinismo lento, ingentilisca, renda più riflessivi ed attenti alle cose che ci circondano, con un effetto terapeutico anche sui sentimenti, sullo stato emotivo e fisico della persona».
Spiega ancora l’associazione: «Una bella conferma a quanto sostenuto, la si riscontra anche nel particolare rapporto di amicizia nato negli anni tra alcuni membri dell’associazione Mangia Trekking ed Adriano, gestore del rifugio Città di Sarzana, situato a quota 1581 metri sul monte Acuto, nel versante ramisetano dell’Appennino, a circa due ore di cammino dal passo del Lagastrello. Infatti alcuni membri dell’associazione talvolta organizzano escursioni in quell’area proprio per andare a trovare l’amico Adriano, per condividere una piacevole sosta pranzo, per conversare, per conoscere e se possibile alleviare le sue difficoltà nel lavorare ogni giorno per far sopravvivere al meglio, “quel servizio sociale” situato lassù, tra i faggi, sulle sponde del lago Acuto. E consapevole di tali fatiche, infatti l’associazione Mangia Trekking si attiva con tante iniziative per promuovere azioni a favore delle comunità della montagna, sottoposte al continuo spopolamento del territorio, ed in particolare per portare all’attenzione persone come Adriano, che rappresentano un avamposto sicuro, ove le genti sono ancora straordinariamente caratterizzate da una effettiva genuinità». (l.t.)
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