La rabbia dei residenti: «Potevamo morire»
Dormivano tutti quando è scoppiato il rogo: «Quel cancello è sempre aperto, tutti possono entrare»
REGGIO EMILIA. «Potevamo morire tutti. Ma chi è stato a incendiare quelle biciclette e perché?».
Al pronto soccorso del Santa Maria Nuova, i condomini di via Guidelli 12 ancora non ci vogliono credere che l’incendio che li ha buttati giù da letto e che li ha fatti temere per la loro vita è stato appiccato da qualcuno. «Noi stavamo dormendo» racconta Giuseppina Capitale mentre si tiene la maschera dell’ossigeno al volto. Lei abita al primo piano, accanto alla famiglia cingalese, con il marito e il figlio di 13 anni. «Mi sono svegliata perché ho sentito l’allarme del palazzo e poi ho visto il fumo. Non sapevamo cosa fare. Ci siamo messi alla finestra, abbiamo chiesto aiuto. Un signore dalla strada mi ha visto, che piangevo e strillavo, e mi ha rassicurato che avevano chiamato e che presto sarebbero arrivati i vigili del fuoco. Qui ci abitiamo da 13 anni. Non abbiamo mai avuto problemi con nessuno, si sta bene, eravamo tranquilli. Quelle biciclette? Non so di chi siano».
«Di sicuro il cancello davanti al portone è sempre aperto. Non so se è perchè è rotto o cosa...» sottolinea il marito, Salvatore Civale, anche lui in attesa di essere visitato. «Pensavamo a un cortocircuito o a qualche altro problema. Se adesso dite che è stato qualcuno, non sappiamo davvero chi possa essere stato: ma quel cancello è sempre aperto, invece dovrebbe stare chiuso».
Al secondo piano ci abitano quattro ragazzi egiziani. Al momento dell’incendio in casa erano in tre (il quarto è in Egitto) e due amici ospiti. «Abbiamo avuto paura di morire – racconta Ahmed Daoud – c’era questo fumo che saliva e non sapevamo cosa fare». Il connazionale di 29 anni che abita con lui racconta: «Ho anche cercato di aiutare il ragazzo che si è lanciato di sotto, ma non si riusciva, il fumo era troppo forte. E’ stato bruttissimo».
Vive nell’appartamento mansardato, invece, Sonia Tozzi 21 anni. In quel momento era in compagnia di un amica che aveva passato la notte da lei: entrambe sono finite all’ospedale. «Anche noi stavamo dormendo. Ci siamo svegliate per le urla e abbiamo atteso alla finestra l’arrivo dei soccorsi – racconta la giovane – Ma chi è stato a fare tutto questo? Come è possibile? Spero che si indaghi». (el.pe)
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