Ex Reggiane, ecco il "cuore marcio" della terra di nessuno
La palazzina della Direzione è ormai un inferno di spaccio e sporcizia. Una zona franca, e nessuno interviene
REGGIO EMILIA. Qualcuno ancora se le ricorda, le due auto di servizio parcheggiate davanti alla palazzina M, ai lati della scala d’ingresso, con gli autisti in attesa. La Direzione era il sancta sanctorum delle Officine Meccaniche Reggiane. Le foto dell’epoca, specie quelle aree, mostrano chiaramente la “emme” della struttura. Omaggio a Mussolini. Del resto, lo stile razionalista è lì a ricordarci che parliamo di quegli anni. Di fronte, sul lato opposto di via Agosti, il fascio aveva costruito il dopolavoro aziendale.
Eccola qui, la metafora del decadimento: non sarà forse un caso se proprio nel cuore operativo delle Reggiane - su 26 ettari di capannoni abbandonati ed edifici dismessi - oggi vi sia un’altra Direzione: quella del degrado e dello spaccio.
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Non entra quasi nessuno, qui. Qualche ardimentoso ogni tanto penetra dai numerosi varchi, per scattare foto. Gli abitanti dell’area - una cinquantina, ma non esiste anagrafe e il numero varia in continuazione - sono perlopiù profughi, clandestini, ma anche immigrati con permesso di soggiorno. Che qui vivono, bivaccano, socializzano.
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I padiglioni, li si attraversa con circospezione: a destra panni stesi, a sinistra materassi. Fugaci apparizioni; qualcuno che, laggiù, passa in bici e si allontana. Ma è la Direzione, che fa paura e ribrezzo. Non è rimasta una vetrata integra. Nell’atrio, un cumulo di masserizie. Vecchi lampadari, mobili, resti d’ufficio tra stracci e indumenti buttati lì, Neppure alcuni suggestivi murales restituiscono la vita a un luogo off-limits, dove si spaccia a ogni ora, protetti da sguardi indiscreti. “Qui vendono il crack ai giovani reggiani, ma c’è davvero di tutto”, racconta uno street-artist.
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Ai piani superiori, corridoi ingombri di vecchi cartellini degli operai e altri documenti in parte carbonizzati da un incendio, non si sa quanto recente. Siringhe, lacci, cartine di stagnola. E un fetido lezzo di escrementi. Sotto, nei sotterranei, gli archivi sono allagati (ricordate la polemica?) e vi galleggia di tutto. Di tutto. Questa terra di nessuno rischia di allargarsi, un tumore ad alto tasso di malignità che può infettare un corpicino gracile. Fantuzzi, il Comune, le forze dell’ordine lo sanno. Forse fa comodo “tenerli lì”, ma si gioca col fuoco.
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