«Brescello, non a caso: lì c’è protezione sociale»
Il vicepresidente dell’Antimafia Claudio Fava ieri a Reggio e Guastalla «Convenienza: ecco la parola chiave per capire perché qui attecchiscono»
REGGIO EMILIA. «Convenienza»: è questa la parola chiave che spiega le radici delle mafie in Emilia. La loro pervasività, la capacità d’infettare un tessuto economico sano. Così Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia, ieri a Reggio e Guastalla per un doppio appuntamento con Sel, il primo come scrittore alla libreria All’Arco per presentare - con il sindaco Luca Vecchi - il suo libro «Prima che la notte», il secondo per parlare - non a caso nella Bassa - di mafie al Nord.
Fava, perché le mafie attecchiscono anche in Emilia?
«Le mafie si muovono seguendo non sentimenti, ma flussi di denaro, nei quali riciclarsi e riciclare. Attecchiscono dove il denaro pubblico scorre più generoso; dove c’è la possibilità di mettere radici, confondersi con l’economia legale e fare in modo che quell’investimento diventi anche una rendita di posizione al riparo da eccessivi sguardi. E’ un modo per stare un po’ più in penombra e fare affari».
La parola chiave è convenienza...
«A una parte del tessuto imprenditoriale è convenuto un rapporto organico con le cosche mafiose, perché in tempi di crisi erano risorse. E finanziamenti, know how, capacità di accompagnarti per investire sulla tua azienda, concorrere a importanti gare d’appalto, saldare debiti. Una presenza importante diventata poi invasiva e definitiva. Centinaia di imprese passate di mano».
L’edilizia, il cavallo di troia.
«Sì, è un’attività che si presta attraverso il circuito dei subappalti e che mette in collegamento il movimento terra e lo smaltimento dei rifiuti. La mafia ha però dato prova di particolare sensibilità anche ai nuovi mercati. Come l’eolico, la grande distribuzione, la sanità d’eccellenza: tutti settori che possono produrre reddito e danno garanzie di mercato».
I piccoli comuni sono a forte rischio d’infiltrazione.
«Sì. Lì c’è meno attenzione, la capacità di costruire relazioni anche personali e professionali, un’attenzione istituzionale più bassa. Non è un caso che i comuni sciolti per mafia siano tutti al di sotto dei 10-12 mila abitanti. E’ lì che si sono insediate presenze più stabili. Come a Brescello, un comune piccolo scelto non a caso da una famiglia in trasferta da 20 anni dal Crotonese. Lì, più che in una media città, c’è la possibilità di creare forme di protezione sociale molto più solide e robuste; oltre a quel consenso che alla mafia serve».
Si è sentito dire che «la mafia dà lavoro».
«Ecco, questo mi fa più male che sentire dei fatti di mafia: il modo in cui a questa arroganza ci si abitua, masticando dialetti diversi da quelli d’origine. L’Italia si assomiglia nella capacità di costruire anticorpi, ma anche di mostrare debolezze e cedimenti».
E le interdittive?
«Abolirle sarebbe complicato, ma bisogna snellire i meccanismi per salvaguardare le imprese sane». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
