Gazzetta di Reggio

Reggio

«L’uomo in bici colpì Davoli al mento»

di Tiziano Soresina
«L’uomo in bici colpì Davoli al mento»

Testimone accusa l’imputato che è difeso dalla madre: «Marco provocò mio figlio, scoppiandogli sul viso dei preservativi»

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REGGIO EMILIA. Di certo c’è che il 9 settembre 2013 il 53enne Marco Davoli cadde a terra battendo pesantemente la testa contro il cordolo di un marciapiede che gli procurò un ematoma al cervelletto: morirà dopo undici giorni di coma.

Ma, a sorpresa, c’è un altro aspetto sicuro: quel giorno il 53enne vinse sui 400 euro ai videopoker, eppure quei soldi non sono stati mai ritrovati.

Sulla dinamica e sui motivi che causarono quella tragica caduta in via Emilia Ospizio – davanti al locale “Pausa caffè” – si è a lungo dibattuto ieri mattina in Assise e i due testimoni oculari sentiti (un cliente del bar e la madre dell’imputato) hanno riproposto la contrapposizione già emersa nella prima udienza: un pugno al culmine di un’aggressione (da qui l’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti del dominicano 32enne Algenis Favia) o una spinta fatale per difendersi (come sostiene la difesa). Il 62enne Domenico Davoli, ha rievocato quella tragica serata, dal momento in cui era seduto con amici ad un tavolino e ha sentito discutere lungo il porticato: «Ho visto due donne sudamericane – spiega alla Corte – che inveivano contro Davoli e lo spingevano verso la strada. Quando i tre sono giunti sulla ciclabile è arrivato in bicicletta una persona che ha colpito Davoli con un pugno in faccia. Un pugno molto forte sotto il mento – il testimone mima ilo gesto – visto che è caduto all’indietro, sembrava morto. Penso fosse sulla bici quando ha sferrato il pugno. A quel punto c’è stato il fuggi fuggi: le due donne a piedi verso il parcheggio retrostante passando per il porticato, la persona se n’era andata invece in bici dalla via Emilia».

Le due donne presenti al fatto sono dominicane, come spiega – poco dopo in aula – Benigna Gomez Feliz, la madre dell’imputato: una era lei, l’altra era una sua amica. Benigna dice subito che Davoli aveva un’infatuazione per lei, ma l’aveva sempre respinto. Poi il suo racconto entra nei dettagli della cupa vicenda: «Quando quella sera è arrivato al bar mio figlio, Davoli si è scagliato contro di lui. Ha gonfiato ed esploso in faccia a mio figlio due profilattici, una cosa mai vista, neanche al cinema. Non so cosa volesse dire con quel gesto, non so cosa volesse da lui. Davoli aveva il diavolo in corpo e mi ero attaccata ai suoi pantaloni per farlo smettere». Infine il “passaggio” più delicato che dice di raccontare col cuore di madre: «L’ha provocato fino alla fine e mio figlio si è difeso. Davoli lo insultava e voleva picchiarlo, sapevo del suo passato da pugile. Davoli l’ha aggredito e mio figlio l’ha spinto via, ma non voleva fargli del male, si è solo difeso». Una ricostruzione che da sempre lascia perplessi i familiari della persona deceduta. Sono parole toccanti. «In ospedale – dice Luca Davoli – ho prima sentito mio fratello urlare per il dolore, poi l’ho visto sulla barella: aveva un ematoma sul naso e uno sullo zigomo, perdeva sangue da un orecchio». Sempre il fratello aggiunge che quella sera aveva sentito Marco: era allegro perché aveva vinto 400 euro al videopoker. Quattrini scomparsi, perché come dice il figlio Davide Davoli «nel portafoglio trovammo solo 5 euro». Quei soldi spariti c’entrano con questa vicenda. Il fratello Luca si commuove parlando delle attenzioni da bravo papà che Marco aveva per la figlia, mentre la mamma 77enne Edmea Bigi, per evitare di emozionarsi, legge il suo atto d’accusa contro l’imputato, scritto di suo pugno su un foglio (vedi testo a lato). La vedova dominicana parla dei problemi economici che ora deve affrontare (»Lavoricchio e ho una figlia piccola») e dell’incomprensibilità di quanto accaduto. Una famiglia che fatica a risollevarsi. Si tornerà in aula il primo dicembre.

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