La lettera:«Ucciso con cattiveria»
“Marco è morto, non c’è più. Io avevo tre figli e ora ne ho soltanto due. Marco è stato poco rispettato. Lui morto, il suo assassino subito libero. Un assassino che ha ucciso un capofamiglia. Ha...
“Marco è morto, non c’è più. Io avevo tre figli e ora ne ho soltanto due. Marco è stato poco rispettato. Lui morto, il suo assassino subito libero. Un assassino che ha ucciso un capofamiglia. Ha tolto un papà ad una bambina di 10 anni, ad un ragazzo che aveva ancora bisogno del padre. Marco è sempre stato un gran lavoratore, artigiano nell’edilizia, con il fratello Roberto facevano pavimenti. Da anni lavorava alla Predieri Metalli, come magazziniere. Marco, da buon campagnolo, amava dialogare con tutti. Non vedeva gente cattiva. Non ha visto dove si annidava la brutalità, non ha visto la forza cattiva che l’ha ucciso. Vedere questa persona libera, baldanzosa, come non fosse successo niente è dura. Non è giusto! Questa persona deve pagare! Deve contribuire al mantenimento della bambina! Deve essere isolata perché una forza così brutale potrebbe essere ancora pericolosa”.
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