Majorca, corsa contro il tempo
Scandiano: il 18 dicembre scade la cassa integrazione, si cerca il prolungamento
SCANDIANO. Grandi manovre per prolungare gli ammortizzatori sociali, e per trovare imprenditori interessati all’azienda. Continuano a sperare i lavoratori della ceramica Majorca, dopo la presentazione della richiesta di fallimento volontario presentato dalla proprietà a inizio ottobre e il cambio ufficiale del nome societario, ora diventato “Via Bosco 26” per preservare lo storico marchio Majorca.
La settantina di dipendenti aveva ottenuto la cassa integrazione straordinaria sino al 18 dicembre prossimo e ora, se non vi saranno problemi burocratico-legislativi, si sta cercando di ottenere un prolungamento degli ammortizzatori. Una lettera di intenti di un potenziale acquirente interessato sarebbe decisiva, in questo senso. Se non vi fossero proroghe, nè cambi societari, la curatrice fallimentare Anna Spaggiari sarebbe costretta a provvedere al licenziamento dei lavoratori. Una decisione che sancirebbe la fine del legame con l’azienda, ma se non altro consentirebbe ai dipendenti di potersi iscrivere alle liste di mobilità, e di ottenere così l’ultimo ammortizzatore sociale possibile, e avere un altro anno con una porzione di stipendio pagata.
Il tutto in attesa della conclusione dell’iter fallimentare, visto che gli ex addetti della ceramica devono ancora vedere quasi tre milioni di euro, fra arretrati e contributi.
A Scandiano però si continua a sperare in un acquirente, interessato a rilevare marchio ma soprattutto le linee produttive, ancora in buone condizioni, e i contatti commerciali. In questo caso, si augurano i dipendenti, ci sarebbe ancora una possibilità di continuità lavorativa, almeno per una parte degli attuali contrattualizzati. Sono stati fatti sforzi in questo senso, l’amministrazione comunale, la proprietà e le realtà pubbliche e di categoria coinvolte stanno cercando imprenditori che credano nel rilancio. Non mancano nel frattempo le polemiche fra i rappresentanti sindacali interni e Marco Mammi, responsabile dell’azienda Colli che a maggio, prima della chiusura definitiva, sembrava interessata ad acquisire il ramo commerciale dell’impresa. «Mammi continua a dichiarare che la nostra mancata firma sull’accordo ha bloccato l’operazione. Ma prima di tutto, la nostra firma non era necessaria, a norma di legge, per chiudere l’accordo», affermano i delegati sindacali. «Avevamo chiesto che l’accordo comprendesse più degli otto dipendenti previsti inizialmente, o che la Colli facesse un gesto “da buon padre di famiglia”, saldandoci le tredicesime. Ma lui ha risposto che non intendeva mettere un soldo in più», raccontano. «A quel punto perchè avremmo dovuto firmare e dare il nostro assenso?».
Adriano Arati
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