Un cittadino su 10 andò a combattere la Grande Guerra
Più di 500 montecchiesi furono chiamati alle armi: stasera al castello il ricordo di quegli anni durissimi
MONTECCHIO. Sarà una giornata intensa quella dedicata al ricordo del 4 Novembre e alla festa della vittoria nella prima guerra mondiale a Montecchio. L’organizzazione delle celebrazioni vede coinvolte amministrazione comunale, Associazione nazionale combattenti e reduci, alpini, bersaglieri, Istituto Nastro Azzurro, Unucl, carabinieri in congedo e Anpi. Si inizia alle 9.15 con la campana civica che tornerà a suonare, cui seguirà il discorso del sindaco Paolo Colli. Il protocollo proseguirà con la deposizione delle corone al monumento e alla lapide ai caduti di tutte le guerre e con la visita alla cappella cimiteriale con omaggio ai caduti.
È prevista la partecipazione della banda musicale. Alle 18.30 nella chiesa di San Donnino Martire si terrà la celebrazione della santa messa in suffragio. Il momento clou si avrà alle 21, quando nella sala della rocca ci sarà la presentazione della ricerca dello storico locale Franco Boni dal titolo “La Grande Guerra e Montecchio”. Promossa dall’associazione culturale La Vecchia Montecchio, la serata è un appuntamento ghiotto per gli appassionati di storia, a cento anni dallo scoppio della Grande Guerra. Franco Boni da anni conclude con una serata storico-culturale le manifestazioni della fiera di San Simone.
Stavolta, vista la ricorrenza, racconterà i rapporti tra il paese e la popolazione con l’evento bellico che portò parecchi giovani al fronte. Più di 500 (su una popolazione di circa 5.000 abitanti al censimento del 1911) i montecchiesi chiamati alle armi. In paese, in quegli anni, erano rimasti solo bambini, donne e anziani, e tanti erano i congiunti combattenti contro quel che rimaneva dell’impero austro-ungarico.
Montecchio sembrava un paese del fronte con tanti militari presenti. Infatti il poligono di tiro dell’Enza richiamava diversi reggimenti a svolgere esercitazioni. Non solo. Nel castello si trovava il distaccamento del 15esimo reggimento di Artiglieria, il quale aveva il suo comando a Parma. Persino l’ospedale civile era requisito dai militari. Il “Franchini”, infatti, nella seconda parte del conflitto fu trasformato in ospedale militare di riserva, dipendente da quello di Reggio.
Infine, merita una citazione la scuola militare speciale dei lanciafiamme che a Montecchio, negli anni 1915-18, aveva scelto la sua sede logistica per la quarta sezione della nona compagnia lanciafiamme, con le prove e le esercitazioni sul greto sassoso dell’Enza, perfetta imitazione di suolo carsico, molto utile agli addestramenti sperimentali sull’uso di queste nuove armi (portatili e semoventi) che l’esercito italiano andava implementando.
Anche il re Vittorio Emanuele III fece visita alla scuola lanciafiamme nell’Enza, il 7 maggio 1918.
Alla fine della guerra, Montecchio ebbe 115 soldati morti, ricordati poi dal monumento ai caduti di Alberto Bazzoni. Nella cappella comunale sono inoltre sepolti 22 militari di varie parti d’Italia, morti a Montecchio. Silvia Musi li ha censiti e catalogati. Oggi si parlerà anche di loro.
Alessandro Zelioli
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