Gazzetta di Reggio

Reggio

«Vendo casa per scappare dal degrado»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Vendo casa per scappare dal degrado»

Schiamazzi, abuso d’alcol a tutte le ore e tensione alle stelle. Residenti in fuga nonostante il crollo dei prezzi di vendita

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REGGIO EMILIA. «Restare qui è diventato impossibile per chi vuole vivere un’esistenza tranquilla. Ho deciso quindi di vendere casa, di andare altrove, anche se il degrado che regna da quattro anni in zona ha portato a un crollo del valore delle case. Perderò sicuramente dei soldi ma non c’è altra via d’uscita». Vittorio D’Amore vive da 26 anni con sua moglie in uno dei palazzi popolari di via Veneri, definita ormai una “polveriera”. Un quartiere dove la convivenza è messa a dura prova a causa di continui episodi di reciproca intolleranza: da una parte una gruppo sempre più sparuto di anziani che lì sono nati e lì restano, a differenza dei loro figli che hanno preso il largo verso aree meno compromesse. E dall’altra una fronda di giovani, in buona parte di origine straniera, che non si decidono a rispettare le norme della convivenza, come lamentato anche da alcuni immigrati. Dai rifiuti abbandonati in strada, al via vai di gente ubriaca che sosta sulla via fino a tarda notte, il tutto condito da schiamazzi ed episodi al limite dello scontro fisico.

Un tensione tra residenti che è palpabile soprattutto nella parte finale della lunga strada che collega via Adua a viale Ramazzini, dove il comune ha intenzione di correre ai ripari emettendo una delibera contro il consumo di sostanza alcoliche e una più stringente regolamentazione degli orari dei negozi che le vendono. «Un’ordinanza non servirà a molto - dice D’Amore, che di lavoro fa la guardia giurata - ma potrebbe essere un segnale. C’è un negozio che non sembra avere orari, vende bottiglie a tutte le ore e nessuno dice niente. C’è un palazzo dove girano decine di persone ogni giorno e non si capisce cosa facciano nella vita. Ogni tanto spuntano delle biciclette che poi spariscono. L’altro giorno sono arrivate cinque pattuglie delle forze dell’ordine ma non trovano mai granché, siamo convinti che ci siano una sorta di vedette. C’è poi gente che sta in strada, spesso rivolta con lo sguardo a terra, intenta a cercare qualcosa dietro i lampioni e i quadri dell’Enel. Non so se sia spaccio: penso solo che si tratti di una situazione difficile da digerire per chi deve convivere in queste condizioni».

Gli operai che affollavano il quartiere popolare sorto alle spalle delle ex Reggiane e della Latteria Locatelli, sono spariti con il tempo senza un ricambio generazionale. Semmai è aumentato lo stato di abbandono, che ha portato ad un crollo dei valori immobiliari, come sanno bene gli abitanti come D’Amore. «Io e mia moglie viviamo in un appartamento di 75 metri quadri. La voglia di andarcene è tanta: i miei figli hanno paura di venire qui a trovarci. Basta, io vendo tutto, anche se mi danno solo 50mila euro me ne vado».

«La qualità della vita è scesa - dice una donna - abbiamo anche problemi di carattere economico con i nuovi inquilini del nostro palazzo. Non pagano le spese condominiali e dobbiamo saldargliele noi. In pratica manteniamo una famiglia di cinque persone».

I negozi di quartiere si sono diradati, l’unico sfogo è via Adua o i supermercati per raggiungere i quali bisogna però prendere l’auto. «Siamo rimasti noi anziani - sottolinea un’altra donna, classe 1937, nata e cresciuta in via Veneri - i nostri figli non hanno nessuna intenzione di venire a vivere qui. Il grande errore è stato creare il sottopassaggio pedonale in viale Ramazzini, che ci ha tagliati fuori dal mondo». La stradina interrata che passa sotto la ferrovia è considerata una sorta di spartiacque che ha bloccato l’accesso della auto, facendo morire decine di attività e desertificando le vie circostanti. «In realtà chi cerca di vendere la propria casa fa molta fatica - asseriscono le signore che non vogliono essere fotografate - Ci accontenteremo anche del semplice rispetto delle norme sui rifiuti. Noi facciamo la raccolta differenziata, ma basta guardarsi intorno per vedere che è pieno di sacchi neri lasciati in giro per la strada».

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