Ex Ds, l’immobiliare chiude in perdita
Mattone in crisi e mutui pesanti: circoli Pd, negozi e opere d’arte valgono “solo” 8 milioni. Rivi: metteremo i bilanci sul web
REGGIO EMILIA. «Altro che tesoretto, qui far quadrare i conti è sempre più difficile». Roberta Rivi è alle prese da tempo con i bilanci della Fondazione Reggio Tricolore, cassaforte che controlla La Reggiana Immobiliare spa, società titolare del patrimonio immobiliare passato dalle mani del Pc di Reggio a quelle del Pds e infine ai Ds. La Fondazione presieduta da Rivi ha chiuso il 2013 con un utile di 13.500 euro mentre l’immobiliare con una perdita di 116mila euro, che segue quella di 130mila euro del 2012, primi due rossi nella storia della società.
Un situazione tutt’altro che rosea, sulla quale pesano soprattutto i costi di gestione e i mutui in essere con le banche, primo tra tutti quello dell’attuale sede del Pd di via Gandhi: un finanziamento pluriennale che si aggiunge a quelli per Rubiera e quelle effettuato dal Pds per coprire i debiti dell’Unità e che scadrà nel 2016.
Il nodo è rappresentato dalla scarsità di risorse liquide necessarie per pagare le uscite. Una pressione aumentata anche dalla crisi del settore del mattone, che ha ridotto il valore del patrimonio totale, calcolato attorno agli 8 milioni di euro. Fino a pochi anni fa, infatti, l’immobiliare era in grado di vendere alcune proprietà per coprire i conti: poi, dal 2012, il mercato si è definitivamente bloccato ed è stata segnata la prima perdita.
L’attivo conta diverse proprietà, quasi tutte utilizzate per la funzione politica. La più grossa, per l’appunto, è la sede del Pd di via Gandhi, un fardello che in molti volevano rimpiazzare con uno stabile meno costoso. Poi ci sono i circoli periferici, come il 4 di via Martiri dell Bettola, il numero 3 di via Marsala, il 2 a Cella, il 5 al Buco del Signore, il 6 a Masone, il 7 a Santa Croce, l’8 a Sesso. Compaiono inoltre grosse proprietà Correggio, Scandiano, Novellara e Montecchio. Ci sono anche alcuni quadri di valore stimati diverse migliaia di euro e dei libri, che non vengono ceduti perché considerati patrimonio storico. Tempo addietro era giunto anche un lascito in denaro da parte di un benefattore, che si è poi esaurito.
«Abbiamo ridotto i costi del personale al minimo - spiega Rivi - ad oggi abbiamo solo un contratto part-time. Altri due dipendenti sono usciti l’anno scorso e uno è andato in pensione. Io e il resto della presidenza non percepiamo più compensi né rimborsi. Solo di tasse come Imu, Tasi eccetera, paghiamo in tutto 130 mila euro l’anno. Poi ci sono le manutenzioni da fare e anche lì c’è bisogno di soldi. Per questo abbiamo razionalizzato l’attività al massimo: ma senza cessioni sarà difficile trovare la quadra».
La Fondazione sta pagando quindi tutte le conseguenze della crisi immobiliare. «Chi grida al tesoretto non sa di cosa parla - sbotta Rivi - Per placare le malelingue abbiamo deciso di mettere online il bilancio della Fondazione, che sarà disponibile tra poco tempo». Nel libro contabile si può leggere il calo delle risorse. Le disponibilità liquide sono passate da 475mila euro del 2012 a 142mila euro. I debiti verso le banche superano i 400mila euro e le ipoteche sugli immobili valgono oltre 3 milioni di euro. Proprio per fare il punto della situazione, Rivi sarà a Roma per il summit indetto dal sistema delle fondazioni degli ex Ds, che cercheranno una soluzione di sistema per evitare brutte sorprese.
Ed è battaglia anche tra Renzi e le fondazioni degli antenati del partito democratico. Secondo il settimanale L’Espresso il segretario del partito democratico vorrebbe mettere mano al patrimonio rimasto diviso tra Ds e Margherita. L’Espresso parla di «2.300 immobili più opere d'arte preziose, di proprietà di una rete di 55 fondazioni su tutto il territorio nazionale costituita dall'ex tesoriere della quercia Ugo Sposetti».
Una partita caldissima, che vedrà fronteggiarsi ancora una volta le diverse anime del partito, che a sette anni dalla fusione vivono ancora come separati in casa.
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