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Il Rigoletto non brilla più: tolte le due stelle Michelin

Mauro Pinotti
Il Rigoletto non brilla più: tolte le due stelle Michelin

Il prestigioso locale di Reggiolo paga la chiusura forzata a causa del sisma. Il titolare Gianni D’Amato ironico: «C’è chi dice che le stelle siano dello chef»

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REGGIOLO. Per la prima volta – all’indomani dell’uscita della Guida Michelin 2015, che le ha tolto le prestigiose “due stelle” – la famiglia D’Amato fa chiarezza sulla propria situazione professionale.

Lo chef Gianni D’Amato, con la moglie Fulvia Salvarani e il figlio Federico, a causa del sisma del maggio 2012, che ha reso inagibile Villa Manfredini che ospitava il “Rigoletto”, si è trasferito a Reggio Emilia, dove in via Emilia San Pietro ha preso la gestione del Caffè Arti e Mestieri. L’attività, a detta degli interessati, sta andando a gonfie vele.

Intanto, però, la Guida Michelin ha “cancellato” le due stelle al Rigoletto, «non per demeriti culinari – specificano gli interessati – ma semplicemente perché il ristorante è chiuso da due anni e mezzo per i restauri della villa».

I proprietari di Villa Manfredini a Reggiolo hanno da tempo iniziato i lavori. Ma quando le opere di restauro saranno terminate, la famiglia D'Amato tornerà a gestire il Rigoletto?

In questa intervista Gianni D'Amato per la prima volta parla della sua situazione.

«Purtroppo il “Rigoletto” è chiuso da circa due anni e mezzo (dal giorno del terremoto del 29 maggio 2012, ndr). E’ stata una chiusura obbligata, e molto sofferta da parte nostra».

Nella nuova Guida Michelin sono state cancellate le stelle al Rigoletto. Come l'ha presa?

«C’è chi dice che le stelle sono dello chef, ma non vorrei addentrarmi troppo. Certo noi lo sapevamo che le avrebbero tolte, ed eravamo consapevoli di ciò, ma con questo qualcuno ha azzardato a dire che siamo stati bocciati e questo non lo accettiamo, perché non è la verità. Il nostro lavoro è un lavoro molto bello, che ci ha dato tante soddisfazioni e ci ha fatto conoscere e apprezzare in Italia e nel mondo».

Sul sito de “Il Rigoletto” ha scritto che era nato ad Aulla (Massa) nel 1997, dalla sua volontà e di sua moglie Fulvia. Dal 1998 si è trasferito a Reggiolo, nella settecentesca “Villa Manfredini”, poi dopo il terremoto del 2012 che prospettive vi siete dati?

«Da quando è successo il terremoto, spesso grazie ai colleghi delle nostre associazioni e non, abbiamo sempre cercato di tenere alto il nostro nome, andando a cucinare con loro per cene a quattro mani, simposi e tante altre iniziative, e portando sempre con noi il sorriso e la speranza di chi prima o poi sarebbe ritornato a riaprire. Abbiamo girato l’Italia grazie ai nostri colleghi ed ad associazioni come “Relais Chateau” “Le Soste”, “Il Buon Ricordo” “Chef to Chef”. E questo ci ha aiutato molto».

Nel febbraio dello scorso anno ha aperto il Caffè Arti e Mestieri con successo. E pare che il lavoro vada bene. Non sente la nostalgia del “Rigoletto”. Intende tornare a Reggiolo? In fondo grazie a lei, il paese ha ospitato un’eccellenza della cucina italiana. Non le dispiace che la città perda questa rinomanza che le dava lustro?

«Forse, da allora, è passato troppo tempo, forse sono nate nuove situazioni e perciò è veramente difficile per noi decidere il futuro del “Rigoletto”, siamo comunque contenti di trovarci qui a Reggio Emilia, al Caffé Arti e Mestieri ad affrontare una nuova sfida».

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