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«La mafia si serve di persone normali»

«La mafia si serve di persone normali»

Guastalla: Claudio Fava parla di infiltrazioni e pressioni sugli enti locali. Tra il pubblico in sala anche il sindaco Coffrini

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GUASTALLA. Come contrastare gli appalti pubblici al massimo ribasso, che oltre ad offrire una qualità scadente del servizio, in essi, possono annidarsi infiltrazioni mafiose? Come licenziare funzionari pubblici corrotti. Di questo e altro si è parlato lunedì sera, al circolo “1° Maggio” gremito di gente con il deputato Claudio Fava, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia nell’incontro organizzato dal gruppo consiliare “Guastalla Bene Comune”.

La serata è stata coordinata da Amanda Cavaletti, consigliere comunale di Sel che ha presentato i vari ospiti.

Ormai è assodato: la mafia nella provincia di Reggio, esiste ed è ben radicata. I recenti fatti di cronaca hanno documentato attività illecite di stampo mafioso. «Le indagini della Dia di Bologna hanno verificato che sono operativi in Emilia Romagna – ha esordito l’onorevole Fava – ben 49 clan mafiosi: 17 della ’ndrangheta, 21 della camorra, 7 di Cosa nostra e 4 della sacra corona unita. Le mafie straniere, quale quella cinese e quella dell'est europeo, sono al momento fenomeni marginali. La vera mafia è quella che controlla territori, appalti pubblici.

La strategia delle organizzazioni di stampo mafioso è cambiata, è più raffinata e si avvale di persone “normali” ma molto professionalizzate. La mafia ha già fatto un salto di qualità rispetto alle attuali azioni di contrasto: un esempio? La cena organizzata da Sarcone, nella primavera del 2012 in un circolo Arci, sotto le foto di Falcone e Borsellino, che ha riunito tutti i capi dei clan affiliati alla ’ndrangheta che stavano ragionando su come contrastare i provvedimenti dell’ex prefetto Antonella De Miro per aver eliminato dalle gare d’appalto, ditte in odor di mafia».

Poi l’on. Fava ha citato i casi di Palermo e Reggio Calabria: «Due Comuni sciolti per mafia e commissariati che sono andati al voto per tre volte. Ma i funzionari di quei Comuni sono rimasti al loro posto. Non è stato possibile mandarli via. E per fare questo c’è bisogno di una legge dello Stato».

E sulla vicenda di Brescello, l’onorevole Fava ha aggiunto: «Bene hanno fatto i rappresentanti delle varie istituzioni locali, provinciali e regionali a prendere le distanze dalla sciagurata stretta di mano tra il sindaco di Brescello e Francesco Grande Aracri».

La serata è stata introdotta da un lungo intervento di Gian Franco Riccò, autore di un libro sulla mafia a Reggio che ha parlato dell’importanza dell’azione investigativa voluta nel 2009 dall'ex prefetto De Miro e dall’istituzione a Bologna, di direzione Investigativa Antimafia che hanno cominciato a far emergere le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna ed in particolare a Reggio: «Senza intaccare il segreto istruttorio, i sindaci dovrebbero essere informati, in tempo reale, dei fatti criminosi che avvengono nei loro territori». E Riccò ha aggiunto: «Nella lotta alle mafie sono importanti anche le piccole cose come le sponsorizzazioni alle società sportive: un modo per i mafiosi per farsi accettare e rispettare dalla comunità locale».

All'incontro erano presenti anche il sindaco di Guastalla Camilla Verona, il presidente della Provincia Giammaria Manghi. Seduto tra il pubblico c’era anche il sindaco di Brescello Marcello Coffrini.

Mauro Pinotti

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