Precari, scontro sindacale alla coop L’Ovile
La Cisl firma un accordo «al ribasso» sfruttando il Jobs Act. Cgil e Uil: è illegittimo, danno ai lavoratori
REGGIO EMILIA. È scontro tra sindacati a Reggio, dopo l'accordo aziendale siglato dalla Cisl con la cooperativa sociale L’Ovile. Secondo le organizzazioni di categoria della funzione pubblica di Cgil e Uil l'intesa, firmata il 3 novembre, impedirà infatti la stabilizzazione di una parte considerevole di lavoratori che avrebbero potuto, dopo mesi di contratti a termine, vedere riconosciuta una assunzione a tempo indeterminato. «La norma contenuta nel Jobs Act del governo - spiegano i sindacati - prevede infatti che accordi aziendali possono derogare la percentuale dei tempi determinati fissata dai contratti nazionali di lavoro. In questo modo non solo il datore di lavoro ha la possibilità di ampliare la forbice delle assunzioni a tempo determinato grazie a sindacati accondiscendenti, ma si protegge dalle onerose sanzioni previste per chi non rispetta tali limiti».
Nel caso della cooperativa L’Ovile, dunque, invece del 30% del numero dei lavoratori assunti a tempo determinato, che vanno calcolati sulla base dei tempi indeterminati, si è prevista una deroga che ne fissa la soglia al 50%. Non solo, «l’accordo è retroattivo di ben 6 mesi, ovvero copre le spalle alla cooperativa da quando sono entrate in vigore le sanzioni previste dalla legge. Ne deriva che tale azienda il vincolo del 30% sancito dal contratto nazionale di lavoro non lo ha volutamente mai rispettato», denunciano Cgil e Uil.
Dunque, proseguono, «un solo sindacato, nonostante la forte contrarietà degli altri, si è assunto la pesantissima responsabilità di avallare questa logica aziendale facendo da “scudo umano” all'azienda dalle sanzioni previste e ampliando così la platea dei precari». Inutili, viene ancora sottolineato, «sono stati i quattro incontri che si sono succeduti per definire un accordo condiviso che avrebbe consentito un diverso esito della trattativa, allorché la Cisl ha accettato pressoché tutte le condizioni poste dalla parte datoriale, senza darne riscontro ai lavoratori coinvolti che avrebbero quantomeno dovuto esprimersi nel merito in una apposita assemblea per dare il loro mandato».
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