Ancora violenze dopo l'arresto e i divieti
Torna in manette un compagno-padrone già finito in carcere in agosto e che continuava a tormentare l'ex moglie
SCANDIANO. Continuava a molestare l’ex compagna, dopo anni di violenze. La seguiva e la chiamava, incurante di denunce, condanne e divieti di avvicinarsi.
Martedì scorso i carabinieri di Scandiani hanno arrestato nuovamente un 50enne artigiano residente in paese, già protagonista ad agosto di una brutta vicenda di violenza domestica ai danni della compagna, poco più che 30enne madre delle sue due figlie.
L’uomo, nonostante una condanna a due anni e sei mesi di carcere e il divieto sancito dal magistrato di avvicinarsi alla ex, ha continuato a perseguitare la donna, che nel frattempo si è trasferita in un altro comune reggiano. Precauzione inutile, perché il 50enne non si è mai fermato, telefonandole in continuazione, anche in piena notte, e seguendola vicino alla nuova residenza.
La donna, esasperata e spaventata, ha chiamato i carabinieri, che hanno avviato nuove indagini, trovando conferme a quanto affermato dalla vittima. Sia nei tabulati telefonici sia tramite indagini tradizionali, che hanno fatto uscire prove pesanti sulla presenza del 50enne vicino alla nuova sistemazione dell’ex compagna.
I militari hanno presentato i risultati del loro lavoro alla procura reggiana e il magistrato competente, vista la situazione a rischio, ha ordinato che l’artigiano scandianese venisse arrestato.
Il primo atto della vicenda era arrivato pochi mesi fa, in agosto, quando all’ospedale Magati si era presentata una donna con parecchie lesioni, causate dai pugni e dai calci del compagno dopo l’ennesima discussione davanti alla figlia minore.
Con una scusa, era uscita di casa il mattino dopo l’aggressione ed era andata al pronto soccorso, non riuscendo a sopportare il dolore. I medici, dopo averla curata, avevano avvisato i militari scandianesi, che in poco tempo avevano scoperto una storia pluriennale di violenze, minacce, soprusi, sempre generate da normalissimi episodi domestici.
La donna era stata picchiata, tirata per i capelli per aver ricevuto una telefonata da un numero anonimo, per aver rimproverato la figlia, per aver tritato male i peperoncini o aver cotto troppo i fagioli. A nulla poi sono valsi il primo arresto, la condanna e i divieti.
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