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Arrestata a Scandiano la moglie del boss

Arrestata a Scandiano la moglie del boss

La 38enne Margherita Cau gestiva gli “affari” del marito, Leo Russelli di Papanice, in carcere per un delitto di mafia

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SCANDIANO. Viveva a Scandiano con la sorella, ma era considerata parte operativa delle attività mafiose del marito in Calabria. La 38enne Margherita Cau – moglie del boss Pantaleone Russelli – è stata arrestata dagli agenti della polizia reggiana nell’abitazione della sorella a Scandiano, all’interno di una vasta operazione contro la ’ndrangheta coordinata dalla squadra mobile di Crotone e del Reparto prevenzione crimine della Calabria settentrionale. Sette persone sono state catturate e portate in carcere, dove dovranno scontare pene dai tre agli otto anni, in esecuzione degli ordini di carcerazione per scontare condanne emessi dalla procura generale della Corte di Appello di Catanzaro.

E’ l’ultimo atto delle inchieste “Eracles” e “Perseus”, che avevano portato all’arresto di parecchi componenti del crimine organizzato nel nord della Calabria. Gli arrestati sono tutti ritenuti componenti delle due principali cosche crotonesi, i “Papaniciari” e i Vrenna- Corigliano-Bonaventura.

L’unica donna fra loro è Margherita Cau, moglie del 41enne boss mafioso Pantaleone “Leo” Russelli, oggi in carcere e sottoposto al regime del 41 bis, considerato il capo di un gruppo scissionista della cosca dei “Papaniciari”, condannato come ideatore ed esecutore dell’omicidio del boss rivale Luca Megna, nel marzo 2008. Dopo l’arresto del marito, la Cau – ora portata nel carcere di Modena – si sarebbe occupata direttamente delle assunzioni nello stabilimento ceramico Gress 2000 di Crotone, seguendo le indicazioni dello stesso Russelli e gestendo le attività del gruppo criminale.

La 38enne deve scontare una condanna di 4 anni e 8 mesi per estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

Oltre alla Cau, i fermati sono il 30enne Rocco Aracri, Rocco Devona (30 anni), Fabio Pace (30 anni), Antonio Francesco Russelli (42 anni), Benito Macrì (44 anni) e Luigi Bonaventura (41 anni), tutti ora rinchiusi nel carcere di Catanzaro, dove a breve verrà trasferita anche la 38enne catturata a Scandiano. Per i sei uomini, le accuse vanno dall’associazione mafiosa alla detenzione di armi, spaccio di stupefacenti, estorsione, lesioni personali, rapina. Le loro pene sono dai 3 agli 8 anni, nei vari casi. L’operazione è arrivata dopo una lungo percorso legislativo. Dopo la sentenza di condanna del 10 maggio 2013 emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro, i legali della difesa avevano presentato una serie di ricorsi, rigettati pochi giorni fa dalla Cassazione, rendendo esecutivi gli ordini di carcerazione.

Adriano Arati

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