L'INTERVISTA «Siamo la sinistra contro i poteri forti»
Cristina Quintavalla, candidata dell’Altra Emilia: «Bonaccini è pericoloso: riverserà solo cemento sulla nostra regione»
REGGIO EMILIA. «Il Pd con Renzi sta diventando un partito di centrodestra. Stefano Bonaccini è una diretta espressione del governo Renzi: ha un programma “schizofrenico” e finirà per dire sempre “sì” ai poteri forti, come ha fatto Errani». Rivendica la necessità di una tradizione di sinistra. E assicura che il laboratorio messo in campo dalle scorse Europee con il sostegno a Tsipras, continuerà anche dopo il voto del 23 novembre, qualunque sia il risultato. Per Cristina Quintavalla, candidata alla presidenza della Regione per L’Altra Emilia-Romagna, «c’è molto spazio per una sinistra alternativa, a livello nazionale e locale: è sufficiente vedere la forte indignazione che si vive all’interno del Pd».
Quintavalla, dopo L’Altra Europa ora L’Altra Emilia. Cosa c’è da fare di “altro” in Regione?
«Certamente siamo la declinazione territoriale di L’Altra Europa, riprendendo l’intenzione di costruire un progetto della sinistra alternativa: siamo un laboratorio che mette insieme lotte e anime che stanno da tempo sul territorio. Ma non siamo espressione diretta dei tradizionali partiti di sinistra. Anche chi proviene da queste esperienze, è portatore di una storia personale. Siamo nati su comitati territoriali».
Ma c’è ancora spazio per una sinistra alternativa?
«Stiamo raccogliendo molto consenso, anche da gente che ha militato nel Pd e che oggi si sente estranea alla linea di Renzi, di cui Bonaccini è diretta emanazione».
Bonaccini però ha dalla sua Sel, che vi ha “abbandonato”. Possibile che la sinistra non riesca mai a compattarsi?
«La questione di Sel è complessa. Alle Europee, erano insieme a noi. Ma nello stesso momento, per le Amministrative, si alleavano con il Pd. Evidentemente amano stare nelle stanze che contano. Ma sono convinta che in futuro troveremo occasioni di condurre battaglie insieme e che molti di Sel voteranno per noi. Secondo noi però Sel ha fatto grosso errore: allearsi con il Pd di Bonaccini è grave, perché ha una visione della Regione pericolosissima».
In che senso?
«Al centro del suo programma mette la “velocità”: questo vuol dire devastare la regione con grandi infrastrutture. Dice sì a tutto: alla Cispadana, alla Campogalliano-Sassuolo, al Passante Nord. Poi dice di condannare la cementificazione. È un ossimoro. E non considera che siamo la regione al terzo posto in Italia per cemento: un territorio in cui l’agricoltura è l’unico comparto non in crisi e dove il tasso di inquinamento è elevatissimo. Noi siamo contro le infrastrutture, per ritornare a forme di recupero dell’esistente».
Parla come il M5s...
«Il M5s è inquietante, senza identità. Porta avanti battaglie interessanti, specialmente sull’ambiente. Ma contemporaneamente si schiera con Farage o si lascia andare a istinti razzisti. E poi loro sono favorevoli al libero mercato, quando invece è arrivato il momento di mettere delle regole al mercato, che altrimenti è rovinoso per la piccola e media impresa Non è vero che non c’è più distinzione tra destra e sinistra. E noi siamo la sinistra».
Quindi? Lavoro al primo posto?
«Anche Reggio ha dati drammatici a livello occupazionale. Si parla di circa 4.600 lavoratori in mobilità. Una volta era una capitale dell’industriosità. Bisogna ripartire, ma non più dando contributi a pioggia: le aziende devono dare garanzie di responsabilità sociale, assumere a tempo indeterminato. Solo lì dovrebbero finire le risorse pubbliche. Non finanziare dove capita. E poi servono forme di economia ecologica. Non si può pensare, come Bonaccini, che lo sviluppo sia panacea di tutti i mali».
Ancora Bonaccini... ma non la preoccupano gli altri sfidanti?
«Gli altri non rappresentano valide alternative».
Neanche l’astensionismo?
«Su questo, la politica in generale e il Pd in particolare hanno gravi responsabilità: Renzi sta delineando una immagine di politica autoritaria che non passa dal confronto, umiliando il Parlamento e non dialogando nemmeno con la Cgil, che rappresenta milioni di persone. Per questo uno dei primi atti che farò in Regione sarà quello di far tornare l’istituzione la casa dei cittadini. Cominciando dal farli riappropriare dei beni comuni. Penso ad Iren, ad esempio: non si può pensare che la gestione dei nostri beni sia affidata a società quotate in borsa. È arrivato il momento della ripubblicizzazione. Lo chiedono 23 milioni di cittadini».
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