Paolo Simonazzi espone a Tokyo nello store di Max Mara
Il medico-fotografo ha presentato la mostra e il libro "Bella Italia"
REGGIO EMILIA. Il medico-fotografo Paolo Simonazzi ha esposto nello store di Max Mara a Tokyo la sua mostra "Bella Italia" accompagnata dall'omonimo libro. Uno straordinario riconoscimento che scaturisce dall'importanza dell'avvenimento e dal fatto di essere stato invitato da Max Mara ad esporre in una prestigiosa "vetrina" e in una metropoli come Tokyo.
"Quando alla fine di agosto mi è stato detto che avrei avuto il compito di introdurla _ ha commentato lo stesso Simonazzi _ ho incominciato a pensare a quali parole avrei potuto utilizzare.
Per un fotografo è infatti molto più facile fare le fotografie che non spiegarle…
Un’idea mi è venuta qualche giorno dopo mentre ascoltando la radio, mi sono imbattuto in un’intervista ad una giornalista australiana che aveva vissuto molti anni in Italia.
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L’intervistatore le domandò ad un certo punto: “Qual è la cosa l’ha colpita di più in tutti questi anni di vita in Italia?”
Lei senza esitazione diede questa risposta:”Mi sono concentrata soprattutto sulla bellezza”
Ora, è risaputo che in Italia c’è una grande bellezza che è quella del variegato paesaggio, delle città e delle opere d’arte, dei siti archeologici, dei monumenti.
Mi pare doveroso a tale proposito ricordare che attualmente l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti (50) inclusi nella lista dei Patrimoni dell'Umanità.
Una bellezza esagerata, che continua ad esercitare nel mondo il suo ammaliante fascino, nonostante la lista dei difetti di noi italiani ne comprenda probabilmente più di 50.
Ma c’è anche una piccola bellezza, meno rumorosa, più difficile da scoprire, forse invisibile ai più, una bellezza che ho imparato a cercare grazie all’insegnamento che, in modo più o meno consapevole, ritengo di avere assorbito dallo sguardo di straordinari fotografi, in primo luogo il mio concittadino Luigi Ghirri, poi William Eggleston e tanti altri.
E’ su questa bellezza che mi sono concentrato in questo come in altri miei progetti.
Ma come è nato Bell’Italia, quale è stata la scintilla?
Può succedere che la creazione di un progetto origini dall’ascolto di una canzone, dalla lettura di un libro, dalla visone di un film, dall’intreccio di queste ed altre suggestioni insieme oppure da una visione.
Ed è stata proprio in questo caso la visione dell’insegna di una piccola località nei pressi di Maranello (famosa nel mondo per la grande bellezza delle Ferrari che lì vengono costruite) che ha acceso la scintilla e reso necessarie per me queste fotografie.
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Si perché, e mi permetto di citare un grande fotografo italiano, Mimmo Jodice, “E’necessario lavorare su delle idee e delle convinzioni realizzando dei progetti sentiti che nascano da una profonda esigenza espressiva. E’innanzitutto importante lavorare per sé, per il piacere di vedere un risultato, per emozionarsi davanti a una cosa che è nata così come è stata pensata. Il vero obiettivo è emozionarsi ed essere felici per quello che si è riusciti a fare per il piacere personale indipendentemente dall’ambizione di un risultato immediato”.
Per entrare ora più nel vivo , mi pare corretto e doveroso dare, in senso metaforico, la parola a Walter Guadagnini, curatore della mostra e del libro, il cui testo critico può fornire preziosi elementi di lettura di queste immagini ” Ora, nonostante il titolo provenga da un cartello stradale – e da una nota rivista di turismo -, il tono dell'intero progetto è dato da altre immagini e in particolare da quelle dove la bandiera non appare nella sua fisicità, ma attraverso i tre colori che ad essa rimandano….”…” Simonazzi non costringe mai lo spettatore a una lettura univoca, ma lo invita, attraverso indizi disseminati nello spazio dell'inquadratura, a individuare i diversi livelli di senso dell'immagine, agendo come un innesco. E' chiaro che, attraverso un tale atteggiamento, le fotografie riunite in questo ciclo tocchino diverse tonalità, che vanno dall'affettivo all'ironico, dall'oggettività alla surrealtà, senza che nessuna prevalga sull'altra, senza che vi sia alcuna volontà di fornire un unico punto di vista su una realtà la cui caratteristica primaria è quella della varietà, dell'irriducibilità a un'unica interpretazione."...
Si può pertanto ora meglio comprendere il significato di questa ricerca che ha l’ambizione di mostrare un’Italia che, anche nelle immagini realizzate nelle città più conosciute (Roma, Napoli, Venezia), è lontana dall’appropriazione turistica e dall’esibizione spettacolare.
Ma cosa ci può essere di così interessante in questa Italia”minore”, ci si potrebbe legittimamente chiedere?
Permettetemi di aiutarvi in questo passaggio che ritengo sia forse la chiave di lettura più significativa del progetto, appropriandomi delle parole di Enrico Franceschini. corrispondente da Londra del quotidiano nazionale La Repubblica. Un italiano che vive all’estero, scrive nel suo contributo per il volume che accompagna il mio progetto a proposito della bellezza dell’Italia “Certo, per uno straniero è facile commuoversi, davanti al Colosseo, a piazza San Marco, a piazza della Signoria, al Vesuvio.Per un italiano espatriato basta molto meno: l’argine di un fiume, una strada che si perde nella pianura, un ciuffo d’edera sul muro di un casolare, due tavole apparecchiate in un cortile di ciottoli, una campagna coperta di neve, per citare qualcuna delle immagini di Paolo Simonazzi raccolte in questo libro” E conclude “Il diavolo, sostiene un vecchio proverbio, sta nei dettagli. Rovesciandolo, potremmo dire la stessa cosa della bellezza dell’Italia: anche quella sta nei dettagli, nell’argine di un fiume, nella strada che si perde nella pianura, nel ciuffo d’edera su un muro”.
Enrico Franceschini accenna anche ad altre eccellenze italiane che Oscar Farinelli, fondatore di EATITALY, che ha una delle sue sedi anche in questa straordinaria città, ha riassunto in tre F: food, furniture and fashion.
E qui possiamo trovare il collegamento con il brand Max Mara weekend che mi ha offerto questa bellissima opportunità. Ora io naturalmente non ho le competenze per parlare di moda; mi sento però di poter dire che la linea Max Mara weekend richiama un’idea di eleganza casual e sobria, da scoprire e godere in un’atmosfera informale e domestica come quella appunto dell’argine di un fiume o della strada che si perde nelle pianura a cui fa riferimento Franceschini.
Permettete ora una breve digressione sulla fotografia giapponese.
Ammetto di non esserne un profondo conoscitore, ho avuto tuttavia modo di apprezzare le opere di straordinari fotografi giapponesi in questi anni in Italia,.
Ne cito alcuni: Nabuoyoshi Araki, Daido Moriyama, Yasuzo Nojima, Kenro Izu,
Ho scoperto inoltre di recente attraverso una bellissima rivista italiana di fotografia il lavoro di un giovane talento della fotografia giapponese, Yoshinori Mitzutani, dedicato a quella che può essere definita una vera e propria invasione di pappagalli colorati a Tokyo. Ad un certo punto nell’articolo si fa riferimento al concetto di IKI, termine giapponese probabilmente incomprensibile in Occidente ed intraducibile in italiano e la cui traduzione più appropriata per la nostra lingua è Grazia.
Ecco, io non ho l’ambizione che le mie fotografie possano avvicinarsi neppure lontanamente a questo inarrivabile miraggio, spero tuttavia, citando uno straordinario regista e fotografo tedesco, Wim Wenders, spero che le possiate riconoscere come prive di “arroganza”.
l’Italia sta attraversando già da anni un periodo di profonda sofferenza economica e morale, di cui credo all’estero non si possa avere che una lontana percezione. Vorrei cogliere l’occasione per divenire un piccolo ambasciatore di un segnale di fiducia verso il futuro di questo Paese : ecco allora che la barchetta tricolore raffigurata nell’immagine che chiude il libro può essere letta come il simbolo di un Paese che continua a rimanere a galla, forse proprio grazie alla sua infinita bellezza.
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