Un altro laboratorio-lager gestito da cinesi
Irruzione dei carabinieri in un capannone dove vivevano e lavoravano una ventina di operai cinesi, due dei quali in in nero, in condizioni igienico-sanitarie precarie. Si producevano inserti e decori ceramici per conto di importanti aziende ceramiche della zona.
ALBINEA. Estintori pochi e scaduti, cavi elettrici pericolosamente penzolanti, impianti aziendali senza le dovute condizioni di sicurezza per i lavoratori: questo lo scenario presentatosi durante un mirato controllo operato ad Albinea dai carabinieri della locale Stazione che hanno operato in sinergia con i militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio, il personale dell’Arpa, dell’ASL di Reggioa e dell’Ufficio Tecnico del comune. Presente anche il sindaco di Albinea, Nico Giberti, che ha voluto vedere in prima persona le condizioni in cui versava lo stabile adibito ad azienda dove vengono prodotti mosaici per conto di importanti stabilimenti produttivi ceramici della zona.
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I 22 dipendenti lavoravano in ambienti, peraltro trovati in precarie condizioni igienico sanitarie, ritenuti ad alto rischio per la sicurezza degli stessi dipendenti. Durante il sopralluogo non è passata inosservata la presenza all’esterno tra i bancali aziendali, di una cucina di fortuna, dove probabilmente i dipendenti si preparavano da mangiare in assoluta mancanza di condizioni igieniche.
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Precarie anche le condizioni igienico sanitarie e di sicurezza (impianti non a norma, muffe, alimenti scaduti) di un’abitazione attigua al capannone aziendale dove vivono i dipendenti. Ma non è tutto: oltre alle gravi sanzioni in materia di sicurezza e di igiene che verranno comminate all’imprenditore lo stesso è stato sanzionato anche con una maxi multa di oltre 10.000 euro per aver impiegato in nero due dei 22 lavoratori trovati lavorare durante il blitz scattato alle prime luci dell’alba di oggi.
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