Vent'anni fa la piena del Po che sommerse Ghiarole
Il racconto degli abitanti della frazione di Brescello che fecero in tempo a fuggire il giorno prima: "Dissero di stare tranquilli poi l'acqua invase le nostre case". Il livello del fiume arrivò al primo piano, il rientro avvenne solo un mese dopo
BRESCELLO. Basta nominare il 1994 per provocare, negli abitanti di Ghiarole, gesti scaramantici. Anche 20 anni dopo l’alluvione che colpì la frazione brescellese è una sorta di tabù, che i residenti rievocano con fatica. Non è infatti piacevole ricordare quei giorni che li videro costretti ad abbandonare le loro case per cercare rifugio altrove, e i tanti beni che vennero perduti in quell’immensa distesa d’acqua.
A Ghiarole sono tante le persone che abitano ancora nella stessa casa che il 9 novembre 1994 furono costrette a sgomberare. E fa un certo effetto passeggiare lungo la via centrale, sapendo che a quei tempi – in questo stesso posto – si poteva circolare soltanto in barca. A proposito di barche, uno degli episodi che vengono ricordati spesso riguarda un ghiarolese che, arrivata la piena, cercò di avvicinarsi alla propria casa in barca per controllare la situazione. Ma qualcosa andò storto e si rovesciò: fu grazie all’appiglio trovato in una vite che riuscì a restare a galla, in attesa dell’intervento di volontari che lo andarono a recuperare. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10263824:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2014/11/07/news/il-po-e-cresciuto-di-4-metri-in-48-ore-1.10263824]]
Enzo Panizzi ricorda distintamente quella sera. I suoi genitori gestivano il bar e tutta la frazione era lì riunita per festeggiare quello che si considerava, a torto, uno scampato pericolo. «Sono stati momenti difficili, quasi tutti eravamo impegnati sull'argine a posizionare i sacchi. Ci avevano detto che potevamo stare tranquilli e invece, quando sembrava che l’acqua stesse calando, abbiamo saputo che stava arrivando da Coenzo. A quel punto la Protezione civile ci ha messo fretta, noi non ce lo aspettavamo più. Così, alla mattina, Ghiarole fu allagata».
Nel cortile di casa, Panizzi mostra come l’acqua fosse arrivata alla soglia del primo piano, a un’altezza di oltre quattro metri. «Ricordo un particolare di quegli attimi. In quei giorni avevo preso la busta paga, e andai fino al piano di sopra per prenderla, in quanto temevo azioni di sciacallaggio. Mi ci vollero sette o otto mesi prima di rientrare a casa, fummo costretti a buttare molti generi alimentari che non si salvarono».
Anche Carla Dazzi, all'epoca, gestiva un negozio di alimentari. «Dopo la piena – racconta – decidemmo di chiuderlo, a causa delle ingenti perdite. Ripartire da zero ci sarebbe costato troppo. Fortunatamente non dovemmo stare lontani per molto tempo, nel giro di circa un mese riuscimmo a ritornare, nel frattempo avevamo abitato in una nostra casa di Brescello».
Patrizia Borettini abitava in un’altra casa, poco più avanti di quella attuale. «Quella notte – spiega – caricai la macchina con valigie e tante altre cose, tanto che quando mi fermarono i carabinieri in un posto di blocco si stupirono. Alle 5 di mattina tornai indietro per vedere da lontano la situazione e vidi tutta quell’acqua. Ci furono persone che accusarono malori, io rimasi senza fiato. Ricordo poi la riunione, la sera successiva, che si tenne in sala Prampolini e l’organizzazione delle ronde notturne, per evitare ladri e sciacalli».
«Riuscimmo a mettere in salvo tutto – aggiunge Novella Agazzi – proprio per un pelo. Portammo le nostre cose al piano superiore e riuscimmo a evitare guai peggiori».
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