Gazzetta di Reggio

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Guerra in Coldiretti, Zani si è dimesso

di Enrico Lorenzo Tidona
Guerra in Coldiretti, Zani si è dimesso

Spaccatura insanabile: metà dei delegati lascia dopo le accuse al presidente. Attesa per la resa dei conti in assemblea

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REGGIO EMILIA. Dimissioni immediate e irrevocabili. Il presidente della Coldiretti di Reggio, Marino Zani, non vuol sentire ragioni e dopo giorni di aspro confronto a distanza con un fronda che lo accusa di aver occupato troppe poltrone, ha preso la decisione più drastica. «Da oggi sono un semplice socio della Coldiretti - ha dichiarato ieri - Mi sono dimesso insieme a un presidente di sezione e a diversi membri dell’assemblea. Abbiamo ritenuto necessario aprire un confronto trasparente con i soci dopo i fatti degli ultimi giorni. Cercheremo di chiarire la situazione in un’assemblea che verrà indetta a breve».

L’ormai ex presidente non vuole parlare di numeri, ma a sostenerlo tramite dimissioni di massa ci sarebbe 23 delegati dell’assemblea, che rappresentano poco più della metà dei 43 membri totali dell’organo dell’associazione degli agricoltori.

Dall’altra parte si è formato un fronte composto dai restanti 20 delegati, che hanno accusato Zani di aver accentrato su di sè troppe deleghe. A una parte degli associati, infatti, non è andata giù la tripla nomina di Zani, presidente oltre che dell’associazione, anche del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale e vice presidente del Consorzio Agrario dell’Emilia (nato nel 2013 dalla fusione con quelli di Bologna e Modena). Gli strali degli oppositori si concentrano proprio su quest’ultima carica, avvenuta a giugno, per la quale Zani è stato nominato senza un passaggio nel consiglio della Coldiretti di Reggio. Uno sgarbo che ha aumentato gli attriti interni all’associazione, costretta ad affrontare una crisi che lascerà certamente molti strascichi.

Gli “accusatori” di Zani avevano presentato un duro documento alla federazione provinciale, mettendo in evidenza «numerosi episodi, anche recenti, che si sono rivelati a nostro parere sintomatici di una non condivisibile tendenza all’accentramento nell'unica figura dell'attuale presidente di tutti i poteri direttivi e decisionali». L’assunzione da parte dell'attuale presidente delle tre principali cariche del comparto agricolo provinciale avrebbe «svilito la funzione del consiglio direttivo che non è in grado di svolgere i compiti al medesimo attribuiti». Per questo motivo era stato chiesto un confronto aperto in assemblea. Nel caso in cui le motivazioni da parte di Zani non fossero state convincenti, la fronda avrebbe chiesto la sfiducia. Per raggiungere l’obiettivo, però, sarebbero stati necessari due terzi dei voti da parte dei 43 delegati. Un quorum alto, che non sembrava mettere in discussione la maggioranza dell’attuale presidente. Zani, invece, ha rotto ogni indugio, raccogliendo in questi giorni le firme di un nutrito gruppo di dimissionari, che porteranno quasi certamente a nuove elezioni. I soci dovranno quindi votare una nuova assemblea e questa dovrà poi eleggere i vertici. Un rimpasto non di poco conto, che fa storcere la bocca a molti tesserati, non avvezzi alle dispute messe su piazza pubblica, che rischiano di intaccare il buon nome dell’associazione, considerata fino a poco tempo fa una delle più granitiche per quanto riguarda la tenuta interna.

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