«Ingegneri informatici ecco cosa manca a Reggio»
L’appello di Luca Torri all’assemblea del Club digitale di Unindustria «Dall’Università ne escono solo cento all’anno, a noi ne servono molti di più»
REGGIO EMILIA. Che le cinquantun aziende reggiane del "Club digitale" di Unindustra sostengano che "è necessario di fare rete", potrebbe sembrare quasi ovvio. Ma la richiesta che il presidente Luca Torri - a nome delle aziende associate nel club nato tre anni fa - ha rivolto agli enti pubblici reggiani, è stata proprio quella di «unire il territorio secondo uno schema di collaborazione per ottenere e utilizzare al meglio i fondi europei». Una richiesta che mette a nudo la scarsa capacità e i ritardi di Reggio nel saper fare sistema a Bruxelles per promuovere le proprie eccellenze e di fare massa critica per riuscire ad accaparrarsi quelle risorse europee che l'Italia (a differenza di Germania, Gran Bretagna o Polonia), utilizza al massimo per l'80- 85%.
Un strada che per essere percorsa necessita di una territorio capace di promuovere e difendere le proprie eccellenze e di presentare progetti predisposti secondo uno schema efficace e in grado di competere e vincere la concorrenza. Un compito quest'ultimo a cui Luca Torri ha candidato la propria associazione.
«Una impresa per riuscire a competere - ha poi sottolineato nella sua introduzione il presidente di Unindustria Mauro Severi - deve essere accompagnata dalla capacità di un territorio di trasformare una somma di eccellenze in un sistema e di sviluppare l'intelligenza che sta intorno alle sue fabbriche e non solo dentro le sue fabbriche». Insomma non basta una buona idea, occorre presentarla in modo e nei tempi giusti e con il sostegno e il peso di tutto un territorio è stato il liet motiv e non solo del presidente del Club Digitale Luca Torri, in occasione dell'assemblea annuale che si è svolta ieri al Tecnopolo.
Un appuntamento nel corso del quale sono stati forniti anche alcuni dati sulle realtà imprenditoriali reggiane che operano in questo settore. Una cinquantina di aziende che sviluppano un fatturato di oltre 100 milioni di euro e danno occupazione a circa 1.500 persone. Imprese che nonostante le loro dimensioni non grandissime riescono a stare sul mercato (e qualche volta finiscono a lavorare nella Silicon Valley) e competono con realtà molto più grandi di loro. Un handicap, quello delle dimensioni, a cui è possibile far fronte con processi di aggregazione anche perché queste aziende si scontrano anche con la grande difficoltà a trovare personale tecnico adeguato alle proprie necessità. Come nel caso degli ingegneri informatici, con la stessa Università degli studi di Modena e Reggio (con la quale sono attivi stretti rapporti di collaborazione) che ogni anno sforna solo un centinaio di laureati. Troppo pochi per un settore che ha ancora ampi margini di crescita e che guarda, ha concluso Luca Torri, «ad un’economia basata sulla conoscenza e sempre più attenta allo sviluppo sostenibile e alla qualità della vita, in cui crescita sostenibile, competitività, formazione, ricerca e business si possano coniugare».
Roberto Fontanili
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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