Gazzetta di Reggio

Reggio

Un laboratorio-lager gestito da cinesi

Un laboratorio-lager gestito da cinesi

Albinea: blitz in una ditta ceramica che lavora per grandi aziende, maxi multa per due operai in nero e condizioni fatiscenti

2 MINUTI DI LETTURA





ALBINEA. Spazi con pochissima sicurezza, estintori malfunzionanti, cavi elettrici che penzolano, lavoratori che vivono a fianco fra sporcizia e cibo scaduto. Non proprio le ideali condizioni per un ambiente di lavoro, quelle scoperte ieri mattina dai carabinieri a Albinea all’interno di un laboratorio ceramico gestitao da un imprenditore cinese, con 22 dipendenti impiegati.

Una realtà specializzata nella realizzazione di mosaici, commissionati da alcune importanti ceramiche della zona. Il risultato, parecchie multe, fra cui una da oltre diecimila euro, e due lavoratori scoperti a lavorare in nero. Il controllo a sorpresa – deciso dopo indagini e segnalazioni – è arrivato ieri all’alba, e ha visto lavorare insieme i carabinieri di Albinea e i loro colleghi reggiani del Nucleo ispettorato del lavoro, assieme a personale dell’Arpa dell’Ausl di Reggio Emilia e dell’Ufficio tecnico del Comune. Ha assistito all’azione anche il sindaco Nico Giberti, che ha deciso di verificare in prima persona quali fossero le condizioni dell’edificio usato come sede dell’azienda “contoterzista”, che collabora con diversi stabilimenti produttivi ceramici della zona.

Lo stabilimento, dove lavorano persone di origine cinese ed è gestito da un imprenditore cinese, ha subito offerto un panorama preoccupante.

A partire dalle condizioni igienico sanitarie degli ambienti, decisamente non a norma. Sono stati trovati diversi estintori scaduti e quindi non affidabili, oltre che presenti in numero minore a quelli richiesti per legge, cavi elettrici penzolanti nel vuoto e un’assenza dei requisiti minimi di sicurezza e di conforto lavorativo, con potenziali forti rischi in caso di incidenti. Addirittura peggiori le condizioni a fianco dell’azienda. Fra i bancali all’esterno è stata scoperta una cucina di fortuna, quasi certamente usata dai dipendenti per prepararsi da mangiare e non adeguata né dal punto di vista igienico né da quello della sicurezza.

A fianco dello stabilimento si trova poi un’abitazione, usata come dormitorio da gran parte dei lavoratori, dove il panorama non era più consolante, fra sporcizia, impianti non a norma, muffe, infiltrazioni e prodotti alimentari scaduti da tempo. Infine, il controllo sui dipendenti ha rivelato che due dei 22 non erano assunti regolarmente. Per l’imprenditore cinese sono arrivate una multa da 10mila euro per i due lavoratori in nero e altre pesanti sanzioni.

Adriano Arati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google