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Antimafia a Reggio, il dibattito diventa uno scontro

Elisa Pederzoli
Antimafia a Reggio, il dibattito diventa uno scontro

Alta tensione nella serata di Cortocircuito con Giancarlo Caselli. Il procuratore Spataro: «Mai visto un incontro così». Spadoni (M5S) accusa l’amministrazione. Il sindaco: «Strumentalizzazione»

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REGGIO EMILIA. E’ sfociato in uno scontro dai torni duri, il dibattito sulle mafie di venerdì sera in sala del Tricolore con due ospiti di spessore come l’ex procuratore Giancarlo Caselli e Armando Spataro della procura di Torino. E non solo per la contrapposizione netta tra le accuse della parlamentare del Movimento 5 Stelle, Maria Edera Spadoni, e il contrattacco come ultimo intervento del sindaco Luca Vecchi.
La sensazione è anche che qualcosa sia cambiato, rispetto al passato. Che il percorso di presa di coscienza, sul tema del radicamento mafioso nel Reggiano, sia andato avanti. Facendo diventare impellenti questioni, anche datate, rispetto alle quali i cittadini ora con più forza chiedono e si aspettano risposte.

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Di certo, a far saltare il tappo di una serata fino a quel momento affollata ma tranquilla è stato l’intervento dell’onorevole pentastellata. Non solo perché ha tirato fuori l’interpellanza con cui chiede conto della società partecipata Agac poi Enìa di cui faceva parte una ditta calabrese che, lo scorso meggio, è stata sequestrata dalla Dda di Roma per attività riconducibili al boss dell’ndrangheta Saverio Razionale. La Spadoni ha puntato il dito contro l’esponente di Forza Italia Giuseppe Pagliani – presente nei primi minuti, poi uscito prima dell’inizio del dibattito – per la famosa cena con esponenti dell’ndrangheta, ma anche contro l’amministrazione.

«Nel 2009 quando Elia Minari iniziava a fare i report con Cortocircuito, c’era Sonia Masini che diceva che Reggio era sana. Mi sembra pazzesco – ha dichiarato – che l’amministrazione metta il cappello su iniziative del genere quando se c’è una responsabilità, è anche di ha amministrato questa città per 70 anni».
Parole che non sono andate giù al primo cittadino Luca Vecchi, che ha definito quanto accaduto «irricevibile e inaccettabile», in sala del Tricolore. E lo ha ribadito con forza anche l’indomani: «Noi eravamo di fronte a una iniziativa culturale di grande valore per il prestigio delle persone presenti: magistrati che nella vita hanno combattuto mafia e terrorismo, a rischio delle loro vite. Non meritavano di sentire nella sala della principale istituzione della città accuse violente, portate per puri scopi strumentali e di campagna elettorale.

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Non solo rivolte all’amministrazione, ma alla prefettura accusata di dormire, alla procura accusata di non indagare. E’ inaccettabile. I grillini si devono prendere le loro responsabilità. Un conto è la battaglia politica, un conto è parlare di mafia e antimafia. Maria Edera Spadoni se vuole parlare di antimafia, prima deve prendere le distanze da Grillo, che pochi giorni fa ha sostenuto che la mafia ha una moralità».
Ma non è solo contrapposizione politica, quella che è andata in scena in sala del Tricolore. Dal pubblico sono arrivate domande incalzanti, provocazioni, ma anche dure contestazioni e vere e proprie denunce, relative a episodi con tanto di nomi e cognomi sulle quali forse qualcuno potrà valutare se indagare. Sul Park Vittoria, sulla discarica di Poiatica, sulle attività di imprenditori calabresi.

Qualcosa che non è sfuggito agli illustri ospiti. «In trent’anni di dibattiti – ha detto Armando Spataro – non mi era mai accaduto di sentire domande tanto aggressive al punto da sovrapporsi alle risposte».
Il giorno dopo, i ragazzi di Cortocircuito – che hanno organizzato l’iniziativa – hanno voluto prendere le distanze. «Ringraziamo i tantissimi cittadini che hanno, ancora una volta, affollato la sala del Tricolore. Come sempre, abbiamo lasciato spazio agli interventi dei cittadini, perché crediamo che sia importante permettere a tutti di rivolgere domande ai magistrati ospiti. Tuttavia – si legge in una nota – pensiamo che c’è chi, questa volta, ne ha approfittato: sinceramente non abbiamo apprezzato gli attacchi che alcuni hanno rivolto alla prefettura, attacchi non fondati su alcun fatto. Ricordiamo le decine di aziende bloccate, con apposite interdittive antimafia. Siamo i primi a denunciare i fatti quando qualcosa non va, basandoci sempre sui documenti, ma non apprezziamo affatto attacchi gratuiti non basati sui fatti». Con una postilla: «Ovviamente queste parole non si riferiscono all'intervento dell'onorevole Spadoni, sulle cui parole non entriamo nel merito, dato che gli scontri politici non ci interessano. Crediamo che ci vorrebbe maggiore unità e meno scontri politici nella lotta alle mafie».

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