I titolari lanciano l’appello per salvare il Nuovo Roma
Casalgrande: proiezioni sospese a causa dell’introduzione del sistema digitale I bambini delle scuole realizzano disegni e un cartellone per il “loro” cinema
CASALGRANDE. Corsa contro il tempo per salvare il cinema di Casalgrande. Se entro la fine dell’anno non verranno trovati i finanziamenti sufficienti, infatti, il cinema “Nuovo Roma” chiuderà. Ad oggi le proiezioni sono state sospese e i titolari, Ivano Aldrovandi e la moglie Rossana Campi, raccontano la loro dolorosa scelta di dover interrompere una professione che a Casalgrande era della famiglia Aldrovandi da ben due generazioni.
Perché avete interrotto le proiezioni?
«Con l’avvento del digitale gli attuali proiettori non sono in grado di trasmettere i film di nuova produzione – risponde Ivano Aldrovandi – e purtroppo noi non abbiamo le risorse finanziarie per poter modificare gli impianti».
Ma quanto costa?
«Si va da un minimo di 45 mila euro fino ad oltre 65 mila euro. Dipende dal tipo di macchinario che si vuole acquistare. Per noi, che in passato abbiamo rinnovato il locale, si tratta di un investimento troppo elevato che non possiamo sostenere».
Ma il Comune non si è dimostrato disponibile a dare una mano per poter impedire la chiusura?
«C’è da sottolineare l’impegno del sindaco Alberto Vaccari, però l’offerta che ci è stata fatta non è sufficiente per poter fare fronte ad una simile spesa e a quelle che devono essere sostenute per mantenere aperto una simile attività».
Oltre ai 50mila euro che sono necessari per poter riprendere le proezioni, quali sono gli ostacoli che rendono difficile la vita ad un cinema?
«Rispetto al passato vi è una tassazione altissima. Solo l’Iva nell’arco di pochi anni è passata dal 4 al 22%. I noleggi dei film portano via quasi la metà degli incassi, poi tutte le altre imposte. In passato esisteva la possibilità di ricorrere a finanziamenti agevolati per chi voleva investire nel nostro settore. Oggi ci sono dei bandi regionali dove non è chiaro quando e come verranno dati i finanziamenti e soprattutto si è nella piena incertezza sulla risposta positiva o negativa per chi fa le domande».
Un vero disastro per i cinema della provincia?
«Sono cinquant’anni che faccio questo mestiere, e prima lo faceva mio papà, e dover chiudere mi dispiace veramente, soprattutto perché ci sono tantissime persone che a Casalgrande ci chiedono di tenere duro e di andare ancora avanti».
Un esempio?
«Alcuni bambini delle scuole di Casalgrande – risponde la moglie Rossana Campi – ci hanno fatto un cartellone con tantissimi disegni dove ci chiedono di non chiudere. Questa iniziativa ci ha molto commossi e speriamo di riuscire a trovare una soluzione».
Quale potrebbe essere la soluzione?
«Per non chiudere in maniera definitiva – risponde Ivano Aldrovandi – bisognerebbe riuscire a trovare una ditta o qualcuno che finanzi l’acquisizione del digitale. Oppure noi siamo disposti anche ad affittare il cinema, magari ad un’associazione o un circolo di appassionati che ha più probabilità di reperire i fondi sufficienti per poter montare i nuovi impianti. In questo modo si potrebbe salvare il cinema a Casalgrande, che è un servizio a cui la cittadinanza è ancora molto affezionata e tutti i giorni riceviamo dei messaggi di persone che ci chiedono di fare di tutto per non chiudere».
Paolo Ruini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
