Mazzoni e Bizzaglia slitta l’incontro tra azienda e operai
GATTATICO. L’incontro che si doveva svolgere nel tardo pomeriggio di venerdì nella sede romana della Mazzoni&Bizzaglia sulla vertenza relativa ai 21 lavoratori del magazzino Procter&Gamble...
GATTATICO. L’incontro che si doveva svolgere nel tardo pomeriggio di venerdì nella sede romana della Mazzoni&Bizzaglia sulla vertenza relativa ai 21 lavoratori del magazzino Procter&Gamble di Gattatico, a rischio provvedimenti disciplinari, è saltato su richiesta di Simone Carpeggiani, coordinatore del Sindacato Interregionale Cobas di Bologna causa le avverse condizioni meteo che imperversavano sulla capitale.
Le parti hanno così deciso di fissare un nuovo incontro, per il 12 novembre prossimo, nella sede di Gattatico.
Tuttavia Gianfranco Forno, consulente dell’azienda, intende fornire la sua versione dei fatti in risposta alle dichiarazioni del coordinatore di S.I. Cobas Simone Carpeggiani: «La società esercita l’attività di logistica, autotrasporti e confezionamento di prodotti per la casa. La sede è in Roma ma è presente a Gattatico fin dagli anni ’90. I lavoratori impiegati nei tre stabilimenti di Gattatico sono 107 a tempo indeterminato e 37 a tempo determinato. La società ha inviato esclusivamente 21 lettere di “contestazione di addebito” e non di provvedimenti disciplinari, alle quali, i lavoratori hanno risposto, per iscritto, durante l’incontro del 30 ottobre scorso. Le eventuali sanzioni disciplinari previste dal contratto nazionale del settore Logistica saranno decise ed applicate dopo la conclusione dell’incontro di mercoledì – ha precisato Forno – Un ultimo chiarimento riguarda quanto accaduto l’8 ottobre. A riprendere il lavoratore non è stato un capo reparto, ma l’amministratore unico della società. Tale lavoratore, dopo aver esternato minacce, con voce alterata e tono minaccioso, ha invitato i colleghi che erano presenti in quel momento in uno dei due stabilimenti situati in via Verdi ad abbandonare il lavoro, recandosi subito dopo all’altro capannone per invitare, coloro che ivi lavoravano, a lasciare il posto di lavoro. Infine, qualcuno degli iscritti al S.I. Cobas, ha telefonato agli altri nove colleghi che lavoravano ad oltre 3 km dai capannoni di via Verdi, invitandoli alla mobilitazione». (m.p.)
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