Nell’impianto biogas lo smaltimento dei raspi
CORREGGIO. Grazie all’accordo con la cantina sociale di Limidi-Sozzigalli-Soliera e Rolo, nell’impianto biogas Cat di San Biagio ora verrà smaltito oltre il 50% dei raspi che derivano dalla...
CORREGGIO. Grazie all’accordo con la cantina sociale di Limidi-Sozzigalli-Soliera e Rolo, nell’impianto biogas Cat di San Biagio ora verrà smaltito oltre il 50% dei raspi che derivano dalla produzione vitivinicola reggiana e modenese. Un dato che attesta la buona salute dalla cooperativa agroenergetica correggese che, con questo neo-ingresso, amplia la base sociale e aumenta la quota di sottoprodotti utilizzati per alimentare l’impianto di fermentazione del sottoprodotto agricolo che, come spiega il presidente Gabriele Santi, «per le sue caratteristiche tecniche e di sicurezza, è stato il primo a essere certificato in Italia, premiato da Legambiente e tuttora oggetto di studio e visite anche da parte di tecnici e facoltà universitarie italiane ed europee».
Un sistema che fermenta, a una temperatura controllata di 40 gradi centigradi, tonnellate di sottoprodotto che arrivano in Cat dalle 26 aziende agricole socie, sui cui terreni vengono coltivati mais e triticale (un ibrido tra segale e grano) da destinare alla produzione di energia ma anche da alcune importanti realtà vitivinicole della cooperazione reggiana e modenese, che inviano a Cat i raspi d’uva. Di queste fanno parte le Cantine Riunite e Civ (con 9 centri di pigiatura), Emilia Wine (nata dalla fusione tra le cantine sociali di Arceto, Prato e Correggio), le cantine sociali di San Martino in Rio, Masone-Campogalliano e la neo-socia Limidi-Sozzigalli-Soliera e Rolo. «I sottoprodotti agricoli – precisa Santi – rappresentano il 40% della materia prima necessaria all’alimentazione dell’impianto a biogas e vanno ad affiancarsi alle colture (mais e triticale) grazie ai quali sono tornati a essere redditivi quei terreni coltivati a bietole che, con la crisi strutturale del settore saccarifero, avevano di fatto perso ogni valore».
E, grazie alla nuova adesione, «dai 16.000 quintali di raspi utilizzati nel 2013 in Cat siamo passati a oltre 20.000».
Un risultato che permette a Cat di realizzare un doppio obiettivo: «Da una parte – dice Santi – la raccolta dei raspi allevia le cantine sociali dai problemi di smaltimento (quasi sempre legati all’interramento in campagna con aratura) e, contemporaneamente, il sottoprodotto consente di produrre energia pulita con una resa particolarmente alta».
Per il presidente, infatti, «le scelte colturali adottate consentono di mantenere disponibile tanta parte dei terreni anche per altre produzioni in secondo raccolto» e in questo modo, «c’è un recupero produttivo dei terreni delle aziende agricole socie altrimenti impensabile». La direzione futura di Cat allora guarda proprio in questo senso: «Il nostro obiettivo è quello di accrescere ulteriormente l’uso di sottoprodotti agricoli per la produzione di energia dando così valore a materie che dovrebbero essere altrimenti smaltite con impatti non sempre certi e che, al contrario, dopo aver generato biogas risultano anche idonee all’uso come fertilizzanti naturali e sicuri».
Silvia Parmeggiani
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