Uccise un anziano, ora va in carcere
È diventata definitiva la condanna per omicidio preterintenzionale: Maurizio Carbognani fece cadere un 82enne
REGGIO EMILIA. E' stato arrestato dalla polizia il 41enne Maurizio Carbognani. La Corte di Cassazione nei giorni scorsi ha infatti confermato la condanna a 5 anni per omicidio preterintenzionale. E la pena è dunque diventata definitiva e da scontare.
E’ una vicenda dolorosa per tutta la città quella che riguarda Carbognani.
Era il 7 febbraio 2010 quando, davanti al Catomes Tot, l’uomo aggredì uno degli anziani soci del circolo: l'82enne Nerino Medici, di Casalgrande. L’anziano cadde a terra, procurandosi la frattura del femore. Dieci giorni dopo, le conseguenze furono tragiche e l’82enne morì.
La trafila giudiziaria per arrivare a questa sentenza è stata tutt’altro che scontata. Perché all’indomani dell’aggressione, Carbognani fu processato per direttissima e patteggiò un anno per le lesioni aggravate. Ma quando l’anziano morì, le indagini vennero riaperte dal sostituto procuratore Isabella Chiesi che chiese 5 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale.
L'avvocato difensore di Carbognani, Paolo Gramoli, in prima battuta aveva chiesto il non luogo procedere in quanto sulla vicenda l’uomo era già stato condannato: tecnicamente, si appellò al “ne bis in idem”, facendo riferimento alla condanna ad 1 anno di reclusione per lesioni. In subordine, aveva chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste ritenendo non provato il collegamento fra la spinta e la morte dell'82enne.
Era il 30 novembre del 2011 quando il giudice Giovanni Ghini pronunciò la sentenza di primo grado: fu di proscioglimento. Il magistrato accolse infatti la tesi della difesa: l’imputato non poteva essere processato due volte per lo stesso episodio.
Ma non fininì lì. Perchè nel maggio del 2012, la Corte d'assise d’appello ribaltò la sentenza di primo grado, condannando il 41enne per omicidio preterintenzionale. I giudici valutarono come corretta la posizione della procura generale che ritenne non applicabile il principio giuridico del “ne bis in idem”. Cinque anni di carcere per Carbognani, che ora la Corte di Cassazione ha confermato.
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