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Avis, la sede è opera di Grande Aracri

Enrico Lorenzo Tidona
Avis, la sede è opera di Grande Aracri

Nel 2011 furono affidati alla Euro Grande una parte dei lavori. La ditta fondata dal capofamiglia Francesco Grande Aracri è sotto sequestro: "Si era proposto lui"

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BRESCELLO (Reggio Emilia). Una sala prelievi, tre ambulatori e cure termali con acqua di Tabiano, tre uffici, un locale ristoro e una sala d'attesa. Grazie a queste caratteristiche la “nuova” sede dell'Avis di Brescello è considerata un fiore all'occhiello del sistema sanitario e della rete del volontariato reggiano. I 400 metri quadrati ricavati al terzo piano dell’ex ospedale di via Aldo Moro sono stati recuperati e successivamente aperti ai cittadini durante l'inaugurazione del 9 ottobre 2011. Un intervento di rilievo per la comunità, portato a termine grazie ad aziende che hanno prestato la loro opera, tra i quali spunta ora l’ombra “benefattrice” delle cosche.

LA DITTA BLOCCATA. Tra le ditte, a tre anni di distanza dall’apertura, salta fuori infatti un nome scomodo, quello della Euro Grande srl, società di costruzioni della famiglia di Francesco Grande Aracri, che fu contattata per eseguire le opere murarie. Una prestazione pagata poco più di 10mila euro, come conferma il presidente dell'Avis Giancarlo Silva, su un monte lavori di circa 65mila euro, soldi che servirono per saldare un gruppo di imprese attive a vario titolo nel cantiere. La ditta è stata sequestrata il 4 novembre del 2013 nell’ambito del provvedimento emesso dal tribunale di Reggio Emilia sul totale del patrimonio di Francesco Grande Aracri (valutato intorno ai 3 milioni di euro), elemento di spicco della cosca della ’ndrangheta Grande Aracri di Cutro, capeggiata proprio dal fratello di Francesco, Nicolino, attualmente detenuto in regime di 41 bis.

GUAI NOTI. Il «sequestro patrimoniale preventivo e urgente» nei confronti dell’ex titolare della Euro Grande - passata poi in mano ai figli - rappresenta solo l’ultimo traguardo giudiziario dei giudici reggiani e della Direzione investigativa antimafia di Bologna. Grande Aracri è stato infatti processato e condannato per fatti risalenti all’inizio degli anni 2000, e nel 2010 aveva finito di scontare la pena di tre anni e mezzo. Il processo aveva attestato il suo ruolo preminente nella cosca mafiosa guidata dal fratello. I trascorsi giudiziari di Francesco Grande Aracri erano quindi noti da tempo a Brescello, dove la famiglia cutrese ha messo radici da tre decenni e dove sono gemmate aziende e una serie di contatti interpersonali che hanno portato anche all’aggiudicazione di lavori come quello all’Avis.

SI E’ OFFERTO LUI. «Si è offerto il cugino o il nipote, adesso non ricordo - dice oggi Silva, a tre anni di distanza dalla vicenda - Il quel momento non sapevamo nemmeno dei guai di Grande Aracri. Ci eravamo intravisti più volte ai campi sportivi e mi ha detto “Il lavoro te lo faccio io”. E così è stato». I componenti della famiglia Grande Aracri, raccontano nel paese della bassa, furono visti più volte nel cantiere, preso in mano nell’estate del 2011, per il quale la Euro Grande ha buttato già alcune pareti divisorie, creato varchi e rifatto i muri di cartongesso e cemento. Tutte opere visibili ancora oggi, pagate nell’ambito di un’assegnazione diretta dei lavori tra l’Avis, la onlus Brescello solidale e la ditta ora sotto sequestro. Un affare tra privati, quindi, senza il ricorso ad appalti pubblici, e che è stato presentato in pompa magna dalle istituzioni reggiane. Al taglio del nastro c’erano tutti: l’ex presidente della Provincia Sonia Masini, il direttore generale Ausl di Reggio Fausto Nicolini, oltre al sindaco dell’epoca Giuseppe Vezzani, il presidente dell’Avis locale Giancarlo Silva, il presidente di Brescello solidale Volmer Bonini e il presidente regionale Avis, Andrea Tieghi.

L’UDIENZA. La vicenda dell’Avis non sarebbe isolata. Ma per conoscere la geografia degli affari della famiglia di costruttori, bisognerà attendere domani, quando ci sarà l’udienza in tribunale a Reggio durante la quale si tornerà a parlare del maxi sequestro ai Grande Aracri. Il primo effettuato a Reggio con la formula d’urgenza, al quale è seguito quello emesso nei confronti della famiglia Sarcone, secondo colpo messo a segno questa volta dalla Dia di Firenze.

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