"I reggiani spacciano per gli albanesi"
Intervista al parroco di Santa Croce, don Davide Poletti: "La rabbia della gente è generata dalla paura di chi non conosciamo"
REGGIO EMILIA. "E’ vero, in via Veneri c’è tanta rabbia. E per certi versi è una rabbia che ci sta, che si può capire...". Don Davide Poletti è il giovane parroco di Santa Croce e San Paolo. In pratica è il pastore di un gregge che ogni giorno popola quello che oggi è il quartiere sull’orlo di una banlieu. Un gregge che fatica a ritrovarsi, immerso in una convivenza ogni giorno più difficile.
Don Davide, che succede in via Veneri? I cittadini sono esasperati, hanno formato un comitato che chiede di cacciare gli stranieri...
"Il quartiere presenta oggi delle situazioni che se non giustificano la rabbia, sicuramente generano una grande paura in chi ci vive".
Da cosa viene questa paura?
"Dal fatto che non conosciamo lo straniero che ci vive accanto, non conosciamo la sua storia, quando va bene ci accontentiamo di sapere la loro nazionalità. Per tanta gente che vive qua risulta inaccettabile che, soltanto in questo quartiere il 35% sia straniero. E sto parlando degli stranieri regolari".
E’ così difficile convivere? A guardarla dall’alto, tutta la zona di via Adua sembra disegnata a macchie. Dopo via Veneri, con i suoi guai, c’è un’altra via con le case ordinate, i giardini curati. Poi, la via dopo, riappaiono il ghetto e il degrado...
"E’ così. Qui ci sono persone che stanno bene a Santa Croce, le incontro, ci parlo. Per contro, tanti invece sono arrabbiati. E chi non ce la fa più, se riesce, se ne va. E vi assicuro che sono tanti quelli che ogni anno lasciano il quartiere per stabilirsi altrove".
E quelli che se ne vanno, magari lo fanno con la morte nel cuore perché a Santa Croce ci sono nati.
"I reggiani che restano qui, sono sempre meno e sono sempre più arrabbiati. Ogni anno , più o meno 500 persone lasciano il quartiere. Ma questo non vuol dire che la popolazione cala, anzi".
Adesso sono arrivati anche i profughi, e sempre in via Veneri.
"E’ vero, ma non è questo il problema di quella strada o di quei palazzi: i problemi non sono certo iniziati con l’arrivo di questi 15 profughi di cui non sappiamo nulla".
Cosa vuol dire?
"Voglio dire che il problema, semmai sono coloro che riempiono quelle case con queste persone. Sono gli affitti che queste persone pagano ai padroni delle case. Il problema è lo spaccio sotto gli occhi di tutti, controllato da un cartello fortissimo di stranieri".
Chi controlla a Santa Croce il traffico di droga?
"Sono albanesi, che utilizzano galoppini italiani per spacciare. Lo sanno tutti. Ma non è una accusa alle forze dell’ordine che sono comunque presenti".
Adesso il Comune sta pensando di predisporre una ordinanza per arginare il consumo di alcol in via Veneri. Che ne pensa?
"La ritengo una misura inutile. Credo sia giusto stabilire delle regole per negozi che oggi non le rispettano, ma dubito che risolveranno il problema. Crede che se il tal locale di via Veneri non vende più alcolici, i suoi clienti non possano spostarsi di qualche decina di metri per acquistare l’alcol al Todis o al Conad?".
Invero, il Comune sta pensando anche ad aumentare i controlli e ad azioni di manutenzione del verde e degli spazi pubblici che ne limitino il degrado...
"E queste cose vanno invece nella direzione giusta. Abbiamo bisogno di occasioni di incontro, per comprendere chi ci sta accanto e che non conosciamo".
La parrocchia cosa sta facendo?
"Purtroppo l’anno scorso siamo stati costretti alla chiusura della scuola materna “Campi Soncini” che a settembre ha riaperto sotto la gestione della Dimora d’Abramo".
Perché vi siete arresi?
"Non riuscivamo più a sostenere le spese di un asilo in cui pochissimi riuscivano a pagare la retta. Tenga conto che l’80% dei bambini lì sono stranieri".
Con i giovani della parrocchia però vi fate vedere spesso in quartiere...
"Una sera la settimana ci troviamo verso le 22-22,30 e fino all’una di notte, giriamo per i quartiere e ci spingiamo anche oltre, da piazzale Europa arriviamo alla zona della stazione, dove cercano riparo dal freddo tante persone senza un tetto. Andiamo in via Turri... Di giorno, invece entriamo alle Reggiane".
Dove hanno trovato riparo altri disperati...
"Saranno una cinquantina in tutto. Alcuni di loro hanno un lavoro. Anch’io ho sentito dire che vivono in una specie di gruppo, con un capo. In realtà ho avuto una sensazione opposta: di persone che hanno pochi legami tra loro. E anche lì si spaccia...".
L’Oratorio voluto da don Chiari e la scuola calcio del Progetto Aurora però sono un presidio importante.
"Assolutamente sì. In particolare all’Oratorio stiamo facendo cose importanti: i n convenzione con il Comune abbiamo un doposcuola che accoglie un’ottantina di bambini. Altri 40-50 ragazzi più grandi, usciti dalle Medie sono invece coinvolti in un percorso di avvicinamento al lavoro".
Che rapporto avete con il mondo islamico?
"Abbiamo buoni rapporti con il centro islamico di via Piccard, conosco l’imam...".
Ma via Piccard è lontana. E nella più vicina via Gioia?
"Lì non conosco nessuno".
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