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Rondoni: «Solo noi oggi difendiamo la famiglia»

di Evaristo Sparvieri
Rondoni: «Solo noi oggi difendiamo la famiglia»

Il candidato per Emilia-Romagna Popolare: «La Lega? Estremisti. Forza Italia è per le unioni gay»

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REGGIO EMILIA. «La famiglia è un pilastro del mio programma: mi impegno per una legge regionale sulla famiglia. Forza Italia? Sta vivendo una deriva, passando dal Family Day alle unioni omossessuali». È l’unico candidato alla presidenza della Regione ad aver aderito all’appello del Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna. E, in suo sostegno, sta arrivando in Emilia tutto lo stato maggiore Ncd-Udc, da Alfano a Galletti, fino a Lupi e alla Lorenzin, per una corsa in Regione dove tuttavia non ci sarà traccia di larghe intese. Anzi, per Alessandro Rondoni, candidato di “Emilia-Romagna Popolare” Ncd-Udc-Ppe, la sfida sarà anche contro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, con i quali è sfumato l’accordo per una coalizione unitaria in vista del voto del 23 novembre. «Vogliamo essere alternativi al vecchio sistema politico-economico dell’Emilia – afferma – la nostra cultura è andare verso una nuova forza liberale in chiave europea».

Rondoni, parla di una nuova forza liberale. Ma, in fondo, Udc e Ncd non sono nuovissime...

«Noi vogliamo essere una start-up. L’ho detto anche ai leader nazionali: vogliamo vedere un soggetto nuovo, non ci interessano i partitini. Vogliamo una formazione politica che non si riconosca nell’estremismo della Lega, senza soggiacere neanche alla sinistra».

Anche quella sinistra con cui a Roma siete al governo?

«L’Italia sta vivendo un’emergenza nazionale».

E in Emilia? Non c’è emergenza?

«L’emergenza c’è anche qui. Ma la domanda è: perché qui il Pd non l’ha dichiarata? Si considera autosufficiente? Credo, di là da tutto, che il monopensiero non sia utile a nessuno».

Senza Pd, ma anche senza gli altri partiti del centrodestra. Si dice che vi abbiano scaricato...

«Stiamo vivendo una decadenza berlusconiana e una deriva estremista della Lega, anche se, rispetto a quanto accaduto a Salvini a Bologna, noi siamo contro ogni forma di violenza ed esprimiamo solidarietà a chiunque sia oggetto di aggressione. Ma chi ha responsabilità deve evitare di fomentare odio. Di fronte a questo scenario, credo ci sia spazio per un soggetto popolare responsabile, lontano dalla stretta visione laicista di Forza Italia e da quella estremista della Lega, che non appartengono alla nostra esperienza».

E in Regione? Come si tradurrebbe questa visione? Comincerebbe dal suo “no” alle unioni gay?

«I miei avversari non hanno aderito all’appello del Forum famiglie perché hanno una visione ideologica. Ma le famiglie sono il perno e il motore economico della società. È la prima rete di solidarietà di ogni individuo. Per me è una battaglia sociale. Se uno vuole aprire un’azienda, cosa fa di solito? Chiede aiuto alla famiglia».

E lei cosa farebbe per aiutarlo, se venisse eletto?

«Se si vuole dar fiato all’economia reale, serve subito un sostegno alle imprese, altrimenti si blocca tutto. E poi meno burocrazia, meno pressione fiscale, meno procedure».

Facile a dirsi... Ma dove troverà le risorse?

«I soldi ci sono ma bisogna prenderli. Sono ad esempio nell’Agenda Europa 2020. Servono politiche regionali capaci di convogliare risorse, che la Regione deve regolamentare. Il nostro territorio è strategico da un punto di vista geografico. E Reggio è in una posizione chiave, con le sue infrastrutture. Abbiamo una squadra di ministri cui poter fare riferimento. Ma non si può permettere che opere, come la diga di Vetto, giacciano nel cassetto per anni. Sa qual è un mio motto?».

Dica...

«Meno all’ente, più alla gente. Che vuol dire meno partecipate, meno assessori, meno enti di secondo livello. Chiuderò anche un po’ delle torri che la Regione ha a Bologna. Sono troppe».

Prima dovrà riuscire ad entrarci in una delle torri... supererà le soglie di sbarramento?

«Se andremo a votare è perché la Regione rossa ha vissuto un nuovo terremoto, rappresentato dalle dimissioni di Errani. Si è aperta una questione politica, ma anche morale, di gestione del potere pubblico. Bonaccini rappresenta ancora quell’apparato. È vero, la legge elettorale ci danneggia. Ma sono sicuro che molti di sinistra e di Forza Italia mi voteranno perché sono stanchi delle vecchie forme di governo».

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