«Il paese non è mafioso, ma ha i mafiosi»
Brescello, Ciconte all’assemblea pubblica organizzata dal Pd: «Non isolare i calabresi, altrimenti la mafia ha la meglio»
BRESCELLO. C’era molta attesa per l’incontro che si è svolto sabato sera in sala Prampolini, nel centro culturale “San Benedetto” di Brescello, dove è stato ospitato lo studioso Enzo Ciconte, uno dei massimi esperti delle dinamiche delle associazioni mafiose. Nel corso della serata – organizzata dal Pd brescellese, rappresentato per l’occasione dal segretario Gabriele Gemma, che ha ospitato il deputato Maino Marchi e la candidata al consiglio regionale Roberta Mori – sono stati approfonditi diversi temi, nell’ambito di un confronto che ha assunto una valenza ancor più significativa se si pensa che è stato organizzato proprio a Brescello, dove nelle scorse settimane il sindaco Marcello Coffrini era finito al centro di un vortice di polemiche seguite alle sue dichiarazioni “benevole” su Francesco Grande Aracri. A testimonianza di quanto fosse sentito l’argomento, la folta partecipazione di cittadini brescellesi che hanno gremito la sala.
Ciconte, nel suo intervento, ha parlato di come, anni fa, il fenomeno mafioso non fosse compreso al nord e ha sottolineato di come la società nel suo complesso possa però sconfiggerlo. Ciconte ha ribadito che la mafia da noi è presente, ma non controlla il territorio o la Regione Emilia-Romagna. «L’invito che faccio ai brescellesi e ai reggiani è di non isolare i calabresi – ha concluso il docente – Altrimenti le comunità si chiudono a riccio e i mafiosi hanno la meglio».
Il pubblico ha rivolto molte domande ai relatori. I brescellesi hanno chiesto, tra l’altro, come comportarsi con i figli dei sospettati di mafia e come distinguere gli onesti dai disonesti. Ma anche se Brescello vada effettivamente considerato un paese mafioso.
«Brescello non è un paese mafioso – ha sottolineato Ciconte – anche se i mafiosi ci sono». «Alla luce degli ultimi fatti, che ci hanno visto protagonisti in negativo – ha aggiunto Gemma – abbiamo ritenuto di voler affrontare sempre di più questo fenomeno, per dare un piccolo contributo per contrastarlo. Non possiamo negare che il problema esista, qui, come da ogni altra parte. Serate come questa sono un’occasione per capire e imparare. Dobbiamo tenere altra la guardia e non sottovalutare. In sala ho visto brescellesi nati a Brescello e in Calabria. Dimostra che qui non ci sono muri, se non da parte di chi li vuole creare».
«La politica – ha spiegato Roberta Mori – deve affrontare i problemi di petto, a fronte alta, con la schiena dritta. La politica deve esserci quando c’è bisogno, senza isolare le comunità, ma tenendole insieme. Nella prossima legislatura la Regione dovrà affrontare il tema delle infiltrazioni nei servizi, oltre che nell’edilizia».
La consigliera ha poi ricordato quanto fatto dalla Regione, dalla legge per contrastare le infiltrazioni in edilizia a quella per promuovere la cultura della legalità, senza dimenticare l’apertura della sede operativa della Dia a Bologna.
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