In nove mesi nel Reggiano chiusi 165 ristoranti
La colpa? «Fiere, sagre, abusivismi e agevolazioni per i mercatini»
REGGIO EMILIA. Nei primi nove mesi del 2014 in Emilia Romagna 440 ristoranti hanno chiuso le saracinesche, e la colpa - dice Confesercenti - è principalmente di fiere e sagre, abusivismo e agevolazioni sulla vendita dei prodotti nei mercatini.
A Reggio si sono registrate 165 cessazioni contro 120 iscrizioni. La denuncia arriva da Confesercenti Emilia-Romagna, che citando i dati di Infocamere sottolinea il saldo negativo tra attività cessate, 1.550, e quelle iscritte, 1.100. la provincia con il maggior numero di chiusure è Bologna (-258) che però è anche quella che registra il maggior numero di nuove iscrizioni (+220); seguono Modena (209 cessazioni e 156 iscritti), Rimini (201 cessazioni e 155 iscritti), Ravenna (176 chiusure e 113 iscritti), Forlì-Cesena (143 chiusure e 93 iscrizioni), Ferrara (139 chiusure e 96 aperture) e Piacenza (90 chiusure e 53 iscrizioni). su questi dati, scrive confesercenti, «pesano la crisi, la tassazione eccessiva e una concorrenza anomala esercitata da attività che, pur essendo autorizzate, godono di 'regimi agevolatì, beneficiando di tutta una serie di facilitazioni che rendono impari la competizione tra imprese».
Secondo una ricerca di nomisma commissionata dall'associazione «i pubblici esercizi in emilia-romagna sono 25.725, e di questi 10.226 subiscono concorrenza sleale». Per il 58% degli esercenti intervistati il fenomeno dei «regimi agevolati» è molto diffuso, e il 60% ritiene che sia aumentato negli ultimi due-tre anni. alla domanda su quali siano le attività che influiscono negativamente sulle loro attività, il 73% ha citato fiere, sagre, associazioni e circoli e agriturismi, il 15% l'abusivismo commerciale e il 9% le attività agevolate di vendita di prodotti nei mercatini. per il 54% la soluzione sarebbe garantire lo stesso sistema fiscale per tutte le attività. «La Fiepet Confesercenti - spiega Andrea Cavallina, presidente della federazione pubblici esercizi- ritiene che per contrastare questi fenomeni si debba intervenire sulla normativa nazionale, rivedendo la semplificazione introdotta per coloro che fanno ristorazione in sagre e fiere».
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