L’azienda passa di padre in figlio: poi i sigilli
La Euro Grande (fondata nel 2001) è controllata da Rosita. Ora è in mano al custode giudiziario
REGGIO EMILIA. Sigilli a 16 tra conti correnti e depositi bancari, due società del settore edile, sei appartamenti, compreso quello di residenza, nove immobili commerciali, due veicoli e un terreno rurale. Sono questi i beni sequestrati, per un totale di tre milioni, a Francesco Grande Aracri, 60 anni, residente a Brescello, considerato uno degli anelli di congiunzione tra gli affari in Emilia e la criminalità organizzata cutrese. Un personaggio che non è sfuggito all’attenzione dell’antimafia, come testimonia la sorveglianza speciale alla quale è sottoposto. Un uomo che può contare su rapporti cordiali con l’attuale sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, fatto confermato dalle sue stesse affermazioni, finite nel mirino pochi giorni fa dell’ex procuratore capo di Palermo, Gian Carlo Caselli, che ha speso parole di fuoco sulla vicenda.
Grande Aracri si è ambientato bene a Brescello, dove nel 2001 aveva domiciliato la Euro Grande, passata poi in mano al figlio Paolo e alla figlia Rosita, e che ha sede in via Vignazzi 6 a Brescello. La società ha un capitale sociale di 10mila euro e un giro d’affari che proprio nel 2011 è stato di 570mila euro. In realtà la ditta è amministrato ora da Alberto Peroni di Ppi Partners di Reggio, nominato custode giudiziale dal presidente del tribunale di Reggio Francesco Maria Arcangelo Caruso, su richiesta della direzione distrettuale antimafia. L’attività quindi prosegue sotto l’occhio vigile dei giudici e degli investigatori dell’antimafia, che stanno ricostruendo i fili che legano le entrate alle casse della famiglia. Un lavoro complesso per avvalorare il sequestro chiesto dalla Dia e motivato dall’assenza di qualsiasi giustificazione per un valore considerato ingente e intestato ora ai figli. (e.l.t.)
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