La bagarre finisce in procura e alla Dda
Le accuse della madre della Spadoni: «Intimidazioni a Telereggio». La questura riferisce
REGGIO EMILIA. Potrebbe avere uno strascico giudiziario un “passaggio” specifico della bagarre scoppiata venerdì sera durante il dibattito sulle mafie tenutosi in sala del Tricolore.
La questura ha messo nero su bianco in un’informativa le accuse lanciate da Rita Maraldi (madre della parlamentare grillina Maria Edera Spadoni) nei confronti di Telereggio e di un imprenditore edile piuttosto conosciuto.
In sostanza la Maraldi ha detto che, a fine anni Novanta, il direttore di Telereggio Paolo Pessina avrebbe deciso, dopo pressioni al limite dell’intimidazione, di vendere a un noto imprenditore edile di origine calabrese un terreno in città inizialmente acquistato dall’emittente per costruirvi la nuova sede della tv.
Una ricostruzione smentita dai diretti interessati, come si deduce da una nota inviata in redazione dai quattro soci dell’allora TR Editoriale: Paolo Pessina, Gianni Montanari, Paolo Bonacini e Liviana Iotti.
”Alla fine degli anni ’90 – si legge nella nota – abbiamo acquistato da Coopsette un terreno adiacente alla via Emilia, pagandolo attraverso un finanziamento oneroso. Pochi anni dopo, vista l’impossibilità di dar corso al nostro sogno di costruire una nuova sede dell’emittente, abbiamo rivenduto il terreno all’imprenditore reggiano Claudio Campani. Tra l’acquisto e la vendita, più di un imprenditore ci avvicinò dicendosi interessato al terreno, ma a tutti dicemmo di no. La storia finisce qui – aggiungono gli ex soci di TR Editoriale – ed è penoso anche solo doverla richiamare per replicare a una ricostruzione falsa andata in scena in Sala del Tricolore venerdì ad opera della signora Rita Maraldi. Che questo sia potuto avvenire nel cuore della principale istituzione cittadina, e davanti a due magistrati impegnati da una vita nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, ai quali per rispetto di tutti andrebbero raccontate solo storie vere e documentate, ci fa molto indignare”. Se l’informativa della questura avrà un seguito dipenderà da chi ieri l’ha ricevuta sul proprio tavolo, cioè il procuratore capo Giorgio Grandinetti e la Direzione distrettuale antimafia di Bologna.
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