Spese e menù differenti anche nelle scuole private
Continua a fare discutere il trattamento “riservato” anche da Cir alle famiglie. Il racconto di due mamme costrette a scegliere: o piatti diversi o portati da casa
REGGIO EMILIA. E’ di poco tempo fa la denuncia dell’ex assessore al Bilancio Filomena De Sciscio: «Costretta a portare la spesa a scuola (la comunale dell’infanzia Diana, ndr) per i pasti di mia figlia che è celiaca».
Un caso che ha sollevato numerose reazioni, anche tramite i social network, da parte dei nostri lettori.
Eppure le differenze tra bimbi “normali” e bimbi celiaci restano, e non solo nelle scuole comunali dell’infanzia, con mensa interna.
«È strano che nelle scuole statali il pasto offerto dalla Cir sia identico per bambini celiaci, mentre nelle scuole paritarie ci siano delle grosse differenze pur pagando un supplemento», commenta sul sito della Gazzetta, Daniela Borciani.
«Io la cotoletta per i celiaci non l’ho mai vista, sempre e solo pesce lesso e carne arrostita in alternativa e tante altre differenze», aggiunge Monica Aritrusi.
Ora anche Giulia e Maria (nomi fittizi per tutelare l’identità loro e dei loro bambini) raccontano la loro esperienza,nella scuola privata. Qui è proprio la Cir a fornire i pasti.
Al contrario di quanto affermato dall’azienda per le scuole pubbliche, anche qui le differenze restano, eccome.
I vostri figli frequentano scuole private. A voi cosa succede?
Giulia: «Anche io porto la spesa da casa. Nonostante la retta per la mensa sia la medesima di tutti gli altri. La Cir si fa portare ogni cosa dalla famiglia oppure, se si decide invece di pagare un supplemento, il bambino mangia cose differenti dagli altri e soprattutto mangia ogni giorno sempre le stesse cose. Una responsabile della Cir mi disse: “Quando gli altri mangeranno le lasagne sua figlia la pasta, quando gli altri i ravioli, sua figlia la pasta, quando gli altri mangeranno impanature (come cotolette, bocconcini di pollo, bastoncini di pesce, ecc) sua figlia mangerà la bistecca. Quando gli altri mangeranno pizza, erbazzone, torta, ecc sua figlia mangerà diversamente. A meno che ci porti tutto lei nelle cucine”. Così, per non fare sentire diversa mia figlia, ho portato alla Cir pacchi e scatoloni davvero di ogni cosa, dalla pasta al pesce impanato, analoga ai piatti normali. Devo mettergli il pane in cartella ogni giorno e la torta quando è prevista nel menù. Tutta roba confenzionata. Non posso dare a mia figlia le cose che faccio a casa senza glutine: e oggi si può fare davvero di tutto».
Maria: «Per il momento non porto io la spesa, ma penso che lo farò. Alla scuola d’infanzia i pasti che la Cir fornisce a mia figlia sono troppo diversi dagli altri. Se c’è la torta verde, mia figlia ha la fettina ai ferri; se le crocchette di patate, mia figlia ha il prosciutto; se la pasta con le zucchine, mia figlia con i broccoli. Quasi mai mangia verdura cotta o legumi come gli altri bambini, quasi sempre invece per lei c’è solo l’insalata. Mai il pesce impanato o altre panature, ma solo al vapore. Eppure fare questi piatti senza glutine oggi è possibile e semplice. Mi chiedo perché mia figlia, che già subisce le difficoltà dovute alla sua intolleranza, deve avere una dieta così diversa dai compagni e, a mio parere, squilibrata, dal punto di vista nutrizionale. Eppure la Cir mi aveva garantito che avrei potuto concordare io il menù...».
Come giustifica la Cir queste differenze?
Giulia: «Parlano di troppe diete speciali: celiaci, intolleranti al lattosio, alle uova, vegani. Eppure la celiachia non è una scelta, ma una condizione permanente che incide sulla salute!».
Maria: «Con il fatto che non riescono a venire incontro a tutte le differenze, ma basterebbe orientarsi su piatti naturalmente privi di glutine».
E le scuole cosa dicono?
Giulia: «Sia il personale della scuola che quello delle cucine della Cir è sempre molto disponibile, carino e comprensivo. Si fanno tutti in quattro per venire incontro alle necessità di mia figlia. Sono le procedure a essere sbagliate: se è vero che alla Cir ogni mattina cuociono tante paste diverse, in tanti pentolini diversi quanti sono i bambini celiaci, in quanto ogni bimbo porta la pasta di un formato differente e con relativi tempi di cottura diversi. E dire che i loro magazzini sono riforniti di materie prime senza glutine per i bimbi delle altre scuole. Sarebbe più semplice fornire la pasta e fare un’unica pentola per tutti i bimbi celiaci».
Maria: «Nella mia scuola si erano offerti di pagare il supplemento. Venti euro al mese. Non ho voluto. Ma la dieta comunque è diversa e carente di verdura e legumi, che tra l’altro sono alimenti naturalmente privi di glutine».
I vostri bimbi come vivono la situazione?
Giulia: «Mia figlia in genere mangia di tutto. Ma spesso tornando a casa dice che la pasta non è buona. Io sto zitta ma povera stella, come dargli torto? Una pasta di mais cotta all’alba, poi scaldata e messa in contenitori di polisitirolo per essere mangiata alle 12...».
Maria: «Per mia figlia è un momento molto critico. Per lei è ancora difficilissimo, a un anno dalla diagnosi, accettare la dieta che le è imposta (l’unica possibilità di cura ad oggi per il celiaco, ndr). Figuriamoci davanti a tutte queste differenze con gli altri bimbi. Anche se a scuola mi pare abbastanza serena continua a ripetere che vuole mangiare le cose “normali”».
Cosa vi disturba di più di tutta questa situazione?
Giulia: «Il fatto che, nonostante la loro costante disponibilità le cuoche e il personale Cir, siano spesso con “le mani legate” a causa delle procedure estremamente rigide. Le panature per esempio vengono fatte per i celiaci delle scuola pubbliche ma non per quelli delle private. Perché?».
Maria: «Che oggi, nel 2014, una mamma, che non è una cuoca professionista e non ha una cucina aziendale, sia in grado di garantire pasti sani e bilanciati a un figlio celiaco, mentre chi fa questo mestiere di professione no».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
