«Siamo civici, non chiamateci ex grillini»
Maurizio Mazzanti, candidato per Liberi cittadini, corre a Reggio senza lista: «Abbiamo messo le basi per la lista del futuro»
REGGIO EMILIA. «Chiariamo una cosa: noi non siamo ex “grillini”. È vero, la lista nasce dall’impegno di due ex esponenti M5s. Ma raccoglie intorno a sè tante liste civiche, movimenti e associazioni». Non correranno con propri candidati in tutte le province, non avendo raggiunto ovunque il quorum delle firme necessarie. E, anche a Reggio, sulla scheda non comparirà il simbolo. Una condizione che consentirà agli elettori di esprimere il voto per il solo Ma Maurizio Mazzanti, candidato alla presidenza della Regione per i Liberi cittadini per l’Emilia–Romagna, che non si scompone per questa partenza in salita: «Abbiamo messo le basi per una lista che avrà una sua vita dopo le elezioni».
Mazzanti, a Reggio è senza lista. Se lo aspettava?
«È una situazione che ci penalizza, soprattutto perché c’è una legge elettorale che alza al 5% invece del 3% lo sbarramento per chi non è presente in tutte le circoscrizioni. A Reggio non andremo con il simbolo, ma abbiamo attivisti che si sono impegnati al massimo. Per questo non sono preoccupato: vogliamo andare oltre l’appuntamento elettorale».
Vuole creare un movimento di ex “grillini”?
«Non ci piace essere etichettati in questo modo. Il nostro obiettivo è aggregare movimenti e associazioni. Non abbiamo la struttura di Grillo, siamo un partito senza leader e vogliamo creare una federazion. È questo ciò che ci consentirà di uscire da un ambito comunale per puntare alla Regione. Quanto agli ex grillini, senza Favia questa lista non ci sarebbe stata. Ma Favia non è un candidato».
È un bene? Soprattutto alla luce dell’inchiesta sulle spese pazze, che vedono coinvolto anche Favia.
«Non essendo candidato, la questione non riguarda la lista. Ma prima di dare giudizi bisogna capire cosa ha effettivamente contestato la magistratura. Detto questo, sulla riduzione delle spese in Regione è stato fatto già molto, ma bisogna comunque eliminare tutti i privilegi. È uno dei motivi per cui ci presentiamo».
Solo questo? Che idea ha della Regione?
«Le priorità sono quelle che dichiarano anche altri: mantenimento del Bene Comune, lavoro, Welfare, sanità, difesa del territorio. E poi bisogna risparmiare nel bilancio, tagliere gli stipendi dei manager per trovare risorse da investire, sbloccando la burocrazia».
Se le priorità sono quelle che dichiarano anche altri, perché votare voi allora?
«È vero, sono cose che dicono tutti, anche il Pd. Ma ci vuole coerenza. Èd è ciò che noi abbiamo. Gli altri candidati, a partire da Bonaccini, sono tutti espressione di partiti. Il Pd dice che dobbiamo difendere il territorio. Ma poi vogliono costruire infrastrutture progettate venti anni fa: cementificazione e grandi appalti».
Non farebbe quelle opere?
«L’atteggiamento del Pd è esempio di politica contraddittoria. Noi siamo contro le grandi opere inutili. Bisogna terminare le opere non terminate, ma prima di tutto valutare quali siano utili e quali no. La Cispadana, ad esempio, in parte è inutile. E bisogna capire come terminare ciò che è stato fatto senza sprecare denaro. È una questione di buon senso che la politica dimentica».
E Reggio? Come la vede?
«Tutte le province sono importanti. Il modello Errani ha fallito perché il suo policentrismo ha dato autonomia, mettendole in competizione. Ora è il momento in cui, pur nelle autonomie, si deve impostare una visione generale per valorizzare le specificità».
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