Demolito lo storico ristorante 5 Pini
Ruspe al lavoro in via Martiri di Cervarolo per abbattere la storica palazzini che per oltre 40 anni ha ospitato il locale di Massimo Pelati, meta di tanti vip
REGGIO EMILIA. «Se ne va un pezzo della mia vita. Per oltre 40 anni ho vissuto più lì che in casa mia». Guarda le ruspe che cominciano ad abbattere il suo passato, quelle stanze in cui ha trascorso gran parte della sua esistenza. Ma è desideroso di non guardarsi troppo indietro, pur nella consapevolezza di aver contribuito a raccontare pagine di storia della città, all’interno di un locale nel quale sono passati politici, sportivi, attori, cantanti.
Ricordi che ieri sono riaffiorati nella memoria di Massimo Pelati, storico titolare dei 5 Pini, in viale Martiri di Cervarolo, dove alle 14 sono cominciate le operazioni di demolizione dell’edificio che ospitava il ristorante. Un intervento deciso dalla nuova proprietà, che di recente ha acquistato la palazzina, cominciato ieri pomeriggio davanti agli occhi dello stesso Pelati, che non ha potuto fare a meno di omaggiare per l’ultima volta quel che restava del suo ristorante.
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L’apertura era avvenuta il lontano 21 gennaio 1963. La chiusura, invece, il 6 novembre 2006. In mezzo, oltre quarant’anni di attività al servizio di tutti. «Mettevo massimo impegno in ogni piatto, all’insegna della reggianità dei prodotti, rivisitati in maniera creativa – afferma Pelati – Ho sempre servito tutti alla stessa maniera, dai ministri fino all’ultima ruota del carro. Non avevamo nessun colore».
E, in una rapida carrellata, di personaggi ne sono davvero passati tanti fra quei tavoli. «Mi ricordo una volta che un’amica mi chiamò allarmata perché fuori dal locale era pieno di polizia e pensava fosse successo qualcosa. “Non preoccuparti”, le ho risposto, “C’è un ministro israeliano”. E poi ricordo quando venne il segretario di papa Wojtyla, Donat-Cattin, D’Alema, educatissimo, uno dei pochi a salutare tutto lo staff. Anche Prodi è venuto».
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Politici. Ma non solo. «Baglioni, Patti Pravo, Milva, che rimase stupita che non le chiesi l’autografo. È che ero molto discreto nel lavoro». Discrezione che si legava bene alla scaramanzia di Gianfranco "Dado" Lombardi, storico allenatore della Pallacanestro Reggiana: «Firmava i contratti solo qui». E poi la leggenda Bob Morse, Giacomo Agostini, Felice Gimondi «che venne quando vinse la Milano Sanremo»: «Dopo la chiusura del locale, evitavo di passare qui- conclude Pelati - Troppi ricordi. Era davvero la mia vita».
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