Faro dell’Avis sui lavori a Grande Aracri
Il vertice regionale vuole subito chiarimenti dal presidente di Brescello: «Fatto grave, pronti a prendere provvedimenti»
BRESCELLO. Il regolamento dell’Avis nazionale prevede che tutti i lavori che hanno a che fare con l’associazione vengano assegnati attraverso l'offerta di tre preventivi e la richiesta della certificazione antimafia. Un iter chiaro nella mente del presidente regionale dell’Avis, ma che non sembra essere stato seguito dalla sezione di Brescello, che insieme alla Brescello Solidale Onlus ha assegnato direttamente una parte dei lavori della nuova sede dell’Avis locale alla Euro Grande. L’azienda è legata a Francesco Grande Aracri, noto costruttore condannato per mafia che ha messo radici in paese. La Euro Grande è stata sequestrata nel 2013 su richiesta della Dia di Bologna. Nel 2011, quando la pesante posizione giudiziaria di Grande Aracri era già nota, la ditta si sarebbe offerta di effettuare le opere murarie della sede dell’Avis in via Aldo Moro, secondo quanto ricostruito da Giancarlo Silva, presidente della sezione locale, avvicinato da uno dei familiari al quale ha detto subito di sì.
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Viste le procedure antimafia da rispettare, il presidente regionale dell’Avis Andrea Tieghi non si spiega come sia stato possibile assegnare opere per oltre 10mila euro alla Euro Grande. «Per questo motivo ho chiesto ieri sera (mercoledì, ndr) a Silva di inviarmi quanto prima una relazione dettagliata sui lavori. L’Avis è attenta a queste tematiche anche perché lavora a stretto contatto con la sanità pubblica. La capofila del cantiere per la nuova sede era la Brescello Solidale, ma ad oggi non ho capito ancora bene la dinamica della vicenda. Sono per la trasparenza assoluta e in questo caso non so se ci sia stata. Il nostro settore è spesso inquinato dalla criminalità e facciamo di tutto per evitare situazioni poco chiare perché comportano un danno alle realtà sane».
La scelta di creare una nuova sede a Brescello è stata ampiamente condivisa anche dall’Avis regionale così come dall’Ausl, dalla provincia e dalle autorità locali, tutti presenti all’inaugurazione avvenuta il 9 ottobre del 2011. «Io in realtà sono stato invitato ma non c’ero a causa di altri impegni - precisa Tieghi - Non ci sono ancora stato personalmente ma so, però, che si tratta di una struttura di alto livello. Siamo ospitati in un edificio pubblico a Brescello tramite un comodato d’uso, creato grazie alle donazioni e all’impegno dei volontari. Mi spiace se le cose non sono state fatte in modo regolare. Così si rischia anche di intaccare un punto di riferimento della nostra rete».
Il punto centrale della questione, secondo il presidente regionale, è la mancata esclusione dei Grande Aracri dal cantiere. Per questo vuole vedere i preventivi, le fatture e le certificazioni antimafia. «È impossibile dire che dei brescellesi non conoscessero l’azienda e il suo capostipite - dice fuori dai denti Tieghi - Forse io che sono di Ferrara posso ingnorarne la posizione ma chi vive in paese no di certo. Sono assolutamente contento che le autorità continuino a indagare su questa persona e non appena riceveremo la relazione decideremo se sarà il caso di prendere i giusti provvedimenti in caso di mancata trasparenza nelle procedure di assegnazione».
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