Bersani lancia la volata «L’Emilia trainerà l’Italia»
Appello al voto dell’ex segretario Pd ieri in visita nella nostra provincia «Astensionismo? C’è tensione in giro per il Paese. Ma qui vinceremo alla grande»
REGGIO EMILIA. «L’Italia ha bisogno che l’Emilia continui a funzionare: siamo da sempre una sala macchine per la concretezza del riformismo. C’è troppa tensione in giro. Quindi serve attenzione: bisogna partecipare al voto in modo da mettere in campo una nuova classe dirigente capace». Per definire la nostra regione usa una metafora “industriale”. È appena uscito dalla Ma.Bo. di Correggio, l’azienda del candidato Pd alle Regionali, Ivan Malavasi, dove ha partecipato ad un incontro sul lavoro insieme al sottosegretario all'Economia e Finanze, Paola De Micheli. Ed è da qui che è partita ieri la lunga giornata reggiana dell’ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, proseguita poi in città con un aperitivo elettorale al comitato dell’altra candidata democratica, Roberta Mori, e con un incontro pubblico dedicato ai giovani al teatro Piccolo Orologio.
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«Il mio compito è quello di far girare la ruota e di mandare avanti nuove generazioni – dice in riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa secondo le quali l’ex segretario vorrebbe riprendersi il partito – La fiaccola deve passare. Se si spegne quella perdiamo anche i primati». Ed è qui che entra in un contesto squisitamente elettorale: «Come Regione, non saremmo i migliori nella sanità se non pensassimo che davanti alla salute non ci sono distinzioni tra ricchi e poveri. Prima di tutto c’è un’idea: che il territorio non ha padroni perché è di tutti. È questo il messaggio che va trasmesso». Un messaggio in bottiglia, lanciato ormai ad una settimana dal voto delle Regionali, sulle quali incombe minacciosa l’incognita dell’astensionismo: una disaffezione alimentata anche dall’inchiesta sulle spese pazze del consiglio regionale uscente, che potrebbe condurre gli elettori a disertare le urne.
«È chiaro che quello che è emerso in questi giorni è sgradevole - spiega Bersani – in particolare per chi è finito sui giornali e poi magari non avrà niente da rimproverarsi. Se c’è qualcuno che dovrà pagare, pagherà. Ma l’Emilia non può ridursi a questo: L’Italia ha bisogno che l’Emilia continui a funzionare. Io per mia esperienza dico che, in modo silenzioso, carsico, ciò che avveniva qui finiva per fertilizzare il riformismo del Paese». Ma gli elettori poi si recheranno alle urne? «Percepisco anch’io una disaffezione, dovuta al fatto che sono elezioni fuori contesto», ammette l’ex segretario, che comunque non “colpevolizza” il presidente uscente, Vasco Errani, per questa tornata elettorale anticipata, indetta in seguito alle dimissioni per la condanna in appello per falso ideologico.
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«Io per Errani vedo solo standing ovation, ovunque vada. Ha sofferto, ma è stato coerente». Quanto al risultato del Pd, «respirando questa campagna elettorale vedo che ci sono idee di una sinistra riformista che vivono. E quindi penso ad un voto per il Pd che sarà largo, non c’è ragione che non lo sia».
Piuttosto, è altro a preoccuparlo in chiave di partecipazione: «C’è un pezzo della realtà che ha i nervi a fior di pelle – aggiunge Bersani – io in questo temo il distacco, che però immagino non punirà il Pd: si annida un elemento di rifiuto che vedo in diversi posti d’Italia. Un elemento anche rabbioso. Spero che la politica abbia consapevolezza di questo. Ma l’Emilia può vivere fenomeni di questo tipo in modo più attenuato, oltre ad avere qualche strumento in più per affrontarli: non si deve lasciare nessuna zona da sola, bisogna andare ovunque». Ed è proprio quello che, secondo Bersani, starebbe facendo Stefano Bonaccini con il suo camper: «Lui è fatto apposta per questo. È il suo tratto migliore: va dappertutto, ha capito che qualcosa non gira».
Sul rischio astensionismo, ieri è intervenuta anche Roberta Mori: «Come ho già avuto modo di ribardire nei giorni scorsi, il tema della partecipazione è centrale. Noi candidati del Pd siamo impegnati pancia a terra alla ricerca del coinvolgimento, sollecitando al voto. La Regione è un ente troppo importante. Così come la partecipazione democratica alle urne».
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