Squinzi: «E’ tutta colpa dell’Europa»
Il presidente di Confindustria, critico con la politica dell’austerità, punta sull’Expo «che farà assumere migliaia di ragazzi»
REGGIO EMILIA. La strada gliel'ha spianata l'industriale italo-argentino Horacio Pagani, incassando applausi con le sue bordate contro il sindacato da una platea di studenti che sembravano il frutto di una mutazione genetica rispetto ai genitori e ai nonni contestatori con l'eskimo. A Giorgio Squinzi è bastato salutare con un sorriso e rintuzzare con una battuta la provocazione calcistica del conduttore Francesco Facchinetti per riscuotere dallo stesso pubblico un’ovazione. Al presidente di Confindustria era riservata l'intervista conclusiva del convegno "La meccanica del sapere", organizzato dagli Industriali nell'ambito della ventunesima giornata di Orientagiovani. L'imprenditore s'è guardato dall'infierire sulla Cgil. Ha preferito prendersela con l'Europa, indicandola come responsabile della crisi che preclude ai giovani l'ingresso nel mercato del lavoro: «Il rigore dell'Europa - ha detto - è sbagliato. Gli Usa, invece, investono nel futuro immettendo liquidità nel sistema produttivo. E' vero che noi dobbiamo tenere sotto controllo la moneta unica. Tuttavia manca al nostro continente la spinta che fa avanzare l'America al tasso annuo del 3 o 4 per cento. Io sono da sempre europeista, ma temo che il sogno degli Stati uniti d'Europa lo vedranno realizzato i miei nipoti».
Facchinetti all'inizio l'aveva stuzzicato, da tifoso interista, rinfacciandogli l'umiliazione del Sassuolo. Pronta la risposta di Squinzi: «Vedo che avete cambiato allenatore. Mi dispiace che non l'abbiate fatto prima, perché avremmo evitato il sette a zero». Rapida la bonaria riappacificazione: «Una cosa - ha ribattuto Facchinetti - l'abbiamo in comune: la passione per il ciclismo». Al preambolo accattivante è seguito subito lo svolgimento del tema all'ordine del giorno con un discorso incoraggiante: «Gli studi - ha sottolineato Squinzi - servono per trovare un'occupazione. Avendo 48 stabilimenti in 32 paesi diversi, posso dire che gli studenti italiani degli istituti tecnici e delle facoltà tecnico-scientifiche eccellono nel confronto con quelli di altre nazioni. Fanno una bella figura a livello mondiale. Oltre alla preparazione specifica, però, occorre la padronanza delle lingue, almeno dell'inglese».
Intanto un'occasione sta per offrirla l'Expo: «Si prevede - ha spiegato il presidente di Confindustria - l'assunzione di 25mila persone, in gran parte giovani. Sarà il primo grande evento dall'inizio della crisi, un’occasione per superarla». Le prospettive della sua azienda, come di buona parte dell'industria nazionale, sono legate al mercato estero. «La Mapei - rileva Squinzi - per la natura del suo prodotto è obbligata alla globalizzazione. Dei 7000 dipendenti ne abbiamo in Italia duemila, di cui cinquecento fanno ricerca. Il mercato globale è un'opportunità per l'Italia, che è ancora il secondo paese manifatturiero d'Europa, malgrado la sua burocrazia bizantina e il fisco vessatorio. La nostra risorsa è la materia grigia degli imprenditori e dei loro collaboratori, sorattutto giovani. Nonostante le difficoltà, penso che vi sia spazio per creare nuove imprese».
Luciano Salsi
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