Gazzetta di Reggio

Reggio

In campo con una gamba tanti sogni e il Tricolore

In campo con una gamba tanti sogni e il Tricolore

La Nazionale calcio amputati capitanata dal correggese Francesco Messori premiata con la bandiera che sventolerà agli imminenti mondiali in Messico

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Si respira orgoglio. Orgoglio di chi anche con una gamba sola riesce, e bene, a giocare a calcio. Il pregiudizio invece, ieri in Sala Rossa per la consegna del Primo Tricolore alla Nazionale italiana calcio amputati, confidenzialmente Nica, non c'era proprio. Perché il sentimento che animava i venti giocatori (dai 15 ai 40 anni) provenienti da dieci regioni e accolti in Comune era la consapevolezza di rappresentare un sogno. Quello di chi non si è arreso e ha continuato a crederci e a farcela. L'orgoglio come ha detto il giovane capitano della Nica, il correggese Francesco Messori «è quello di ricevere e portare con noi il primo Tricolore ai mondiali che si svolgeranno tra qualche settimana in Messico». Francesco Messori il sedicenne di Correggio che è nato senza una gamba, ma è riuscito a coronare il suo sogno di poter giocare a calcio in una partita vera, ieri ha ricevuto il primo Tricolore dopo aver incontrato pochi mesi fa Papa Francesco per il 70° anniversario della nascita del Centro sportivo italiano. Lo stesso Csi che, come hanno sottolineato il sindaco Luca Vecchi e il vice sindaco Matteo Sassi, «ha sempre messo al centro dello sport la persona, per consentire a Francesco Messori di giocare con la maglia della Virtus Correggio una partita ufficiale, consentendo così a lui e ad altre persone con handicap di poter essere in campo e lottare alla pari con i normodotati».

La cerimonia ha visto riuniti assieme ai ragazzi della Nica, famigliari, amici, sostenitori, i dirigenti della Virtus Mandrio che ha consentito a Francesco di allenarsi e della Virtus Correggio, la società di cui oggi indossa la maglia, per ricevere insieme il riconoscimento più prestigioso che Reggio può offrire. Una festa in cui orgoglio, soddisfazione, sogni realizzati si sono mescolati. Non è solo la storia di Francesco (il cui idolo è il Messi «che è mancino come me»), ma anche quella di Salvatore, che da militare ha perso una gamba in una missione di pace in Libano o di Daniel (il portiere) che per un caso di malasanità ha perso un braccio e ora è tornato a giocare: in un torneo in Polonia è stato premiato come miglior portiere.

Roberto Fontanili

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google