«In Regione taglierò il 20% del consiglio»
Alan Fabbri, candidato del centrodestra: «Salvini? È l’unico politico nazionale che ha accesso i riflettori sul voto in Emilia»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo l’occasione storica di liberare l’Emilia Romagna dal monocolore Pd. Quando sarò presidente metterò mano allo statuto regionale, che oggi blinda a 50 i consiglieri, riducendone il numero a 40». Ci crede davvero. E con lui anche il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, impegnatissimo (e contestatissimo) in questa campagna elettorale emiliana, nella quale il Carroccio è riuscito a strappare all’alleata Forza Italia la candidatura alla presidenza della Regione. Sarà Alan Fabbri, sindaco leghista di Bondeno, il candidato del centrodestra per il dopo Errani: «Dimettermi da sindaco? – azzarda – Dal 23 novembre sarò presidente di Regione».
Fabbri... o forse sarebbe il caso di dire Salvini. Sembra lui il vero candidato... non crede si stia esagerando?
«Matteo, e io con lui, crediamo tantissimo in queste Regionali. Lo ringrazio per la sua grande presenza qui, è l’unico politico che ha portato all’attenzione nazionale questa campagna, decisiva per la nostra terra. Stiamo spendendo tutti noi stessi, denunciando situazioni “scomode” e per questo stiamo rischiando in prima persona. Dalla mafia alle bollette pagate ai campi rom, dalla violenza dei centri sociali allo spreco di soldi pubblici per accogliere i clandestini».
Ritiene che questo atteggiamento avvicini gli elettori? Per molti si direbbe di no.
«La partita delle Regionali è una battaglia per la nostra terra: vogliamo liberarla da anni di discriminazioni inferte dalla sinistra».
Guardi che, se si riferisce alle “spese pazze”, anche la Lega c’è dentro fino al collo.
«Al contrario del Pd, la Lega ha scelto di non ricandidare gli uscenti. Ricordo che se andiamo al voto è perché Errani è stato condannato. Ovvio che il tema costi della politica deve tornare a bomba. E fino ad oggi la proposta più drastica, che va ben oltre i semplici “spot” a 5 Stelle, l’abbiamo avanzata noi: il taglio di dieci consiglieri, con il relativo codazzo di spese. Ciò che oggi fanno 50 consiglieri lo possono fare benissimo in 40».
E quali sarebbero le queste cose da fare?
«Lavoro, sanità, ricostruzione e priorità alla nostra gente nell’accesso a servizi e Welfare. Il nostro obiettivo è mettere il cittadino emiliano-romagnolo al centro della politica regionale, come ho fatto a Bondeno. Il lavoro ha bisogno di meno tasse e di investimenti, di sostegno all’imprenditoria giovanile, di partnership con le università per sviluppare la cultura imprenditoriale, di preparare i ragazzi a una professione, di esperienze in azienda già nell'ultimo biennio delle superiori. In sanità il modello è quello veneto e lombardo: ospedali aperti anche di notte e nei fine settimana, via i ticket sanitari regionali, tempi blindati per dare risposte nei pronto soccorso. Basta tagli agli ospedali periferici e ai presidi montani. La ricostruzione ha bisogno di velocità. E le risorse, quelle disponibili, devono andare alla nostra gente. Basta spendere milioni di euro per gli immigrati e i nomadi».
Dove crede di trovare le risorse?
«Eliminando gli sprechi: via enti inutili, come la consulta degli emiliani nel mondo, taglio netto delle partecipate, “postifici” per politici trombati. Nel 2014 il Pd ha speso 17 milioni di euro per alloggi a stranieri, campi rom, sanità e welfare rivolto agli immigrati, quando, per le ultime alluvioni, la cifra stanziata è stata solo di 5milioni. Questo è razzismo ai danni della nostra gente».
E per Reggio? Quale ruolo vede?
«In tutto il reggiano, e non solo, serve un’azione forte della politica contro le infiltrazioni mafiose. La vicenda del sindaco Coffrini a Brescello è uno scandalo. Quanto al resto, sulle infrastrutture il progetto della Mediopadana rimane una “cattedrale” in una città bloccata dal traffico. Da rivedere è innanzitutto l’intero sistema viabilistico e dei trasporti pubblici».
Non comincerebbe dall’immigrazione? È quasi una notizia...
«Sicurezza e immigrazione incontrollata rimangono temi di continua attualità. In centro città uno su tre è straniero: non è integrazione, ma caos. La stazione è ormai diventata zona franca. La crisi del commercio, soprattutto nel cuore cittadino, è una piaga che peggiora sempre più. Serve un’azione forte da parte di enti come la Regione per il sostegno ai negozi di vicinato. Il Pd fino ad oggi ha fatto gli interessi dei colossi cooperativi, minando il tessuto vivo del commercio delle nostre città».
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