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Levata di scudi in difesa del Sant’Anna

Levata di scudi in difesa del Sant’Anna

Castelnovo Monti: a pochi giorni dalle elezioni, al centro dell’attenzione torna il punto-nascita che rischierebbe il taglio

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CASTELNOVO MONTI. Un articolo sull’edizione bolognese di Repubblica, pubblicato lo scorso fine settimana, ha ricapitolato la situazione dei punti-nascita con numeri non sufficienti per garantirne la sopravvivenza dei reparti. Questo è bastato per far levare immediate voci in difesa dell’ospedale Sant’Anna e dei suoi reparti di Ginecologia ed Ostetricia (peraltro recentemente ristrutturati), visto che in questa classifica l’Appennino reggiano figura ai primi posti per scarsità di nuovi nati.

Un tema che negli ultimi anni si è riproposto ogni volta in cui la Regione ha indicato la necessità di tagliare sulla sanità a causa dei minori trasferimenti dal governo. Nonostante siano previste deroghe per le zone disagiate (e l’Appennino reggiano lo è sicuramente, visto che da alcune frazioni è già ora necessaria quasi un’ora per giungere all’ospedale castelnovese), i punti nascita definiti a maggior rischio sono quelli di Borgo Val di Taro, Pavullo nel Frignano e, appunto, Castelnovo Monti (196 nascite nel 2013).

Ieri il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi, castelnovese, ha criticato questa che, al momento, è solo una ipotesi destinata ad essere vagliata dalla nuova giunta regionale dopo le elezioni del 23 novembre. «Se questa è la risposta di chi si candida al governo della Regione, l’Appennino reggiano o si arrende al declino, o reagisce come mai prima d’ora ha fatto. Nuove voci di rischio per questo servizio arrivano a pochissimi giorni dall’incontro con il candidato Pd alla presidenza della Regione, nel quale abbiamo contestato la mancanza di una politica sanitaria per la montagna, preoccupati dall’assenza di investimenti sul resto del territorio pari a quelli già previsti per l’allargamento degli ospedali metropolitani. Tutta la sanità regionale, in netta controtendenza agli orientamenti internazionali sui sistemi per la salute, è diventata costosissima tecnologia di diagnosi e concentrazione ospedaliera, ma non si può pensare alla sanità in Appennino con la stessa testa e gli stessi numeri con i quali si pensa nelle aree ad alta densità demografica, perché questo significherebbe solo tagli e abbandoni».

«Il caso di cui si parla pare comunque emblematico di come tutto lo sviluppo montano viene oggi affrontato, nella sanità come nello sviluppo industriale e dell’artigianato, del commercio, dell’agroalimentare, della formazione, della ricerca. Quando si fa riferimento all’Appennino, si parla di turismo e tipicità e ci viene raccontato che le persone di tutto il mondo vogliono tornare a vivere fuori dalle metropoli, ricercare comunità e relazioni, ritrovare memoria, che occorre puntare ad una forte tendenza alla “demografia di ritorno” e che possiamo farlo perché in Appennino si sta bene. Ma come far capire a chi fa politica che in montagna non basta l’ambiente, la memoria, la brava gente, ma che servono anche il medico, la scuola, sicurezza, la biblioteca, strade percorribili e lampioni? Come far capire ai politici che i territori come questo sono attrattivi non solo per la biodiversità, ma perché vissuti, vivibili e capaci di offrire servizi che si concentrano altrove?».

Il vista delle elezioni regionali, il tema ha valenze politiche. Ne ha parlato domenica, a Castelnovo Monti, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha sottolineato la necessità di salvare gli ospedali di montagna. Ieri ha rincarato la dose Giuseppe Pagliani, candidato di Forza Italia: «Nessuno tocchi l’ostetricia del Sant’Anna. Chiunque sarà il nuovo assessore, dovrà tenere conto del disagio dei territori montani e del crinale appenninico reggiano. Chi abita a Busana o a Ligonchio, come può andare a partorire a Reggio? I tagli alla sanità non possono non tenere conto dei territori disagiati. Si pensi piuttosto a risparmiare nella burocrazia, riducendo ad una le aziende sanitarie reggiane che sono ad oggi inspiegabilmente due, semplificando e tagliando i ruoli dirigenziali doppi che rappresentano delle inutili e costose sovrapposizioni».

Va comunque detto che in passato, a più riprese, sia l’assessore regionale alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, sia i dirigenti dell’Ausl reggiana hanno assicurato il mantenimento del punto-nascita castelnovese perché, al di là delle cifre, occorre tener conto del territorio appenninico e delle distanze chilometriche.

Luca Tondelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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